BELLINO.
Nellagosto del 1576 qualcosa di strano cadde dal
cielo nella zona della Val Varaita di Bellino.
Dalle poche fonti si viene a sapere che il corpo piovuto dalle stelle
si sfracellò al suolo seminando frammenti in un ampio raggio.
Si pensò ad un naufragio di unastronave extraterrestre
o più banalmente alla caduta di un meteorite. Comunque siano
le cose, gli effetti di quello strano fenomeno sono ricaduti sugli abitanti
tipici del luogo: le marmotte.
Studiosi e naturalisti sinteressarono al fenomeno delle marmotte-ufo
di Bellino, notando dei comportamenti particolari come una
maggiore vivacità, una più vivida intelligenza. Alcuni
di questi studiosi affermarono addirittura che le bestiole sembrava
volassero. Fu persino scritto dallo zoologo Pierre Houdih un libro sullargomento
dal titolo Les marmottes, une énigme, in cui si ponevano
in evidenza molti aspetti singolari di questi animali, chiamati marmotte
volanti.
E questa non è lunica storia di animali fantastici in
provincia di Cuneo.
Nel chiostro dellAbbazia di Staffarda a Revello, è conservata
una raccolta di reperti archeologici tra cui unenorme e bianca
costola animale lunga circa 1,5 metri e larga sino 15 centimetri. La
tradizione narra che in unepoca lontana, i monaci dellabbazia
erano da alcuni giorni senza cibo a causa di una carestia. Essi pregarono
molto e un giorno trovarono in un rivo nei pressi dellabbazia
un enorme pesce che ne occupava tutto il letto. Si fecero grandi feste
e il cibo bastò per alcuni mesi. I monaci commentarono il fatto
con una lapide che posero in sagrestia, ora coperta dalla calce, e solo
un documento dei primi del novecento riporta delle parole superstiti
tra cui piscis prodigiosus.
Nei pressi di Bagnasco, nella grotta del Baracone, è indicata
la sede del Jumarre, un misterioso animale che nelle tradizioni medioevali
era descritto come un essere spaventoso e pericolosissimo per luomo.
Si è sempre pensato ad una leggenda, fino a quando nella grotta
sono stati rinvenuti i resti di uno sconosciuto carnivoro
I fossili sono poi stati studiati dai paleontologi che hanno fatto risalire
la struttura ad un animale battezzato jena delle caverne,
ancora oggi oggetto di analisi da parte degli studiosi.
Infine in tempi più recenti è nata la leggenda che narra
di uno scienziato che avrebbe posizionato i suoi laboratori da qualche
parte nella vicina Valle Roja. Come nei romanzi di fantascienza, lo
scienziato avrebbe fatto degli esperimenti su diversi animali incrociando
le differenti specie creando degli ibridi mostruosi. Dopo la sua morte,
alcuni di questi animali girerebbero nella valle, liberi di spaventare
la gente e di alimentare una nostra personale leggenda sullo Jeti.
michela brandino
Fonte:targatocn
per :cosenascoste.com
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