Alcuni anni fa le repentine apparizioni di un orango padano, che aggrediva
i vitelli nelle stalle e distruggeva la vegetazione sulle sponde dell'Oglio,
mise in allarme le autorità di Soncino di Cremona. Le battute
di caccia si rivelarono inutili e presto la storia divenne leggenda.
Ma ciò non evitò che gran parte della popolazione si barricasse
in casa e non uscisse più da sola, la sera.
Bosco Marisa (CR), luglio 1991.
Tre giovani e belle ragazze stanno prendendo il sole sulla spiaggia
del fiume Oglio quando, improvvisamente, vedono sbucare dalla boscaglia
un essere spaventoso. "Era alto almeno un metro e venti, era massiccio
e ricoperto di folto pelame scuro", dichiarerà una delle
tre bagnanti ai giornalisti. "Assomigliava ad un grosso scimmione",
aggiungerà la seconda testimone. "Ci siamo prese un grosso
spavento. Temevamo volesse aggredirci. In fretta e furia abbiamo afferrato
i nostri vestiti e siamo scappate via, raggiungendo in pochi istanti
lo stradone che dalla spiaggia porta in paese. Fortunatamente il mostro
non ci è venuto dietro".
L'orango padano
La vicenda dell'orango padano ha monopolizzato, nel luglio del '91,
l'attenzione della stampa lombarda per diverse settimane, complice anche
la mancanza di notizie tipica dei periodi estivi. E così un evento
che solitamente sarebbe stato liquidato con poche righe su un invisibile
trafiletto, rimbalzava in pochi giorni da un giornale all'altro del
Paese, seminando il panico - ma anche l'incredulità - tra la
popolazione di Soncino.
É in questo operoso paese di campagna, circondato da cascine
ed allevamenti, che l'orango padano (come è stato prontamente
ribattezzato dalla stampa) ha fatto la sua comparsa ufficiale a metà
luglio. Venuto non si sa da dove, né come né perché,
questo 'yeti dell'Oglio' ha terrorizzato gli allevatori del posto con
le sue apparizioni notturne (il caso delle tre bagnanti ha rappresentato
l'unica manifestazione diurna) tanto repentine quanto fugaci.
"Si muove la notte. Entra nelle cascine ed aggredisce i vitelli",
ha scritto la stampa locale. "Poi si rifugia nel bosco, ove i cacciatori
hanno trovato molte tracce del suo passaggio: alberi scortecciati un
po' dovunque, soprattutto nel tratto di campagna chiamata Bosco dei
Guerrini, e due covi notturni distanti tra loro pochi metri". "Lo
scimmione padano", ha commentato il prestigioso quotidiano Repubblica,
"scorteccia fusti di robinie, querce e noci e ne assaggia il sapore
come fanno i ragazzini con i bastoncini di liquirizia; ai piedi degli
alberi scorticati si scava delle buche e le fodera di vegetazione, costruendosi
una cuccia per qualche ora e via... Dopo questi fatti, in paese c'è
chi la sera non vuole più uscire o si sposta solo con la macchina.
Nelle cascine dove sono state trovate le impronte i cani sono lasciati
liberi per la difesa".
"Si tratta di cose mai viste prima", commenta un agricoltore
del posto, Ernesto Zuccotti, il primo a dare l'allarme ai carabinieri.
"Guardate questa pianta di robinia. É stata presa d'assalto
da un essere furioso che l'ha scorticata. I graffi arrivano sino in
cima alla pianta, saranno due metri d'altezza. Non è il primo
caso da me scoperto. É da maggio che qualcosa distrugge le piante.
Chi sia o cosa sia a produrre questi danni non lo so. Sembra un grosso
animale. Io non ho mai visto cose del genere in tutta la mia vita; i
miei cani abbaiano spesso di notte e forse è per questo che il
mostro non si avvicina alla casa".
"Era un essere orribile", ha confidato alla stampa un allevatore
locale, che ha però preteso l'anonimato. "Lo visto mentre
si aggirava nella mia stalla, digrignando i denti e terrorizzando le
mucche. Ho visto i vitelli scattare su quattro zampe, impauriti, e scappar
via".
Anche un gruppo di operai di un vicino stabilimento di prefabbricati
sono stati testimoni di una delle fugaci apparizioni del King Kong della
Padania. "Siamo stati messi in allarme da una serie di grugniti
e urla che si levavano da dietro una catasta di legna, in uno dei nostri
capannoni abbandonati. Terrorizzati, ce la siamo data a gambe",
hanno raccontato i tre in paese (salvo poi negare tutto una volta interrogati
dai carabinieri).
E proprio in paese, ove in neanche una settimana sono arrivati oltre
un migliaio di curiosi collassando la circolazione, la gente si è
dimostrata più scettica.
"Con tutti i coltivatori che ci sono in giro di notte nei campi
ad irrigare, se davvero ci fosse una bestia del genere sarebbe stata
vista di sicuro da molti, e invece non è così", ha
dichiarato convinto il barista del Boston, un locale del centro di Soncino.
Scettici anche i carabinieri, che hanno detto di non aver ricevuto
segnalazioni attendibili. "La colpa è del caldo intenso
di questi giorni, che ha fatto impazzire qualcuno", hanno sostenuto
i paesani più scettici. "Quanto alle tre bagnanti sull'Oglio,
saranno state vittime dello scherzo di qualche buontempone, magari qualche
ragazzo del luogo che si è travestito da gorilla per spaventarle...".
Può darsi. Nonostante l'apparente disinteresse delle autorità
e lo scetticismo dei più, in quei giorni molti contadini hanno
comunque preferito sciogliere i cani e barricarsi in casa la sera, e
oltre
150 cacciatori si sono detti pronti a lanciarsi sulle tracce dell'animale
(anche se la zona era stata prontamente dichiarata dal Comune oasi naturale
con divieto di caccia), qualora ne fosse stata certificata la reale
esistenza
Chi aggredisce gli animali?
L'apparente disinteresse dei cacciatori ha fatto sì che l'orango
padano potesse aggirarsi indisturbato per i boschi del Guerrini. É
stata la soluzione migliore. Passata l'estate, del mostro della Padania
si sono perse la tracce e la cronaca è diventata leggenda. Così
come era repentinamente apparso, l'orango di Soncino era altrettanto
misteriosamente scomparso, lasciando insoluto l'enigma delle sue improvvise
apparizioni. Quale fosse la reale natura di questo essere è un
mistero senza risposta. Forse un tipo sconosciuto di sciammia, come
quella uccisa nel '29 da una spedizione venexuelana? Le autorità
di Soncino si sono rivolte ad un entomologo dell'università di
Pavia, il professor Riccardo Groppali, che ha dichiarato al quotidiano
Il Giorno: "Ho visto solo le fotografie degli alberi e posso fare
solo supposizioni, ma credo proprio si abbia a che fare con un grosso
animale, un orso o uno scimmione. Può darsi si tratti di un animale
che è stato abbandonato; forse aveva delle tare mentali, è
impazzito e qualcuno ha deciso di disfarsene. Oppure, più semplicemente,
è fuggito. Sfortunatamente da queste parti il vizietto dell'animale
esotico ce l'hanno in tanti".
Ciò che ha comunque attirato l'attenzione degli studiosi di
criptozoologia è stato il fatto che, già da un anno, la
zona era stata messa in allarme dalle aggressioni di una misteriosa
creatura (forse lo stesso orango?)che compiva continue stragi di fagiani
nella vicina riserva di S.Germiniano. Cinquanta animali uccisi ogni
notte, si disse. La colpa di queste improvvise e regolari carneficine
venne data ad un branco di volpi, presumibilmente scaricate da qualcuno
nella riserva. Unica nota stonata, il fatto che i fagiani uccisi non
venissero quasi mai divorati, il che è un comportamento anomalo
per un predatore. Inoltre, un anno prima, un daino di razza pregiata
era scomparso da un allevamento nel giardino della villa Caffi Avogadri
a Gallignano. Era stato cercato per tre mesi, ma inutilmente. Un'altra
vittima dell'orango padano?
Nel più recente caso di Soncino un agricoltore che sosteneva
di aver avvistato la creatura a pochi passi dall'entrata della cucina
di casa propria, aveva poi trovato i propri cani, alcuni setter e pastori
tedeschi, uccisi a morsi e graffi.
Ma come spesso avviene nei casi di ritrovamento di mutilazioni animali,
una volta compiuto il danno, il colpevole sparisce senza lasciar più
traccia.
In America, ove il fenomeno è maggiormente ricorrente, le chiamano
'cattle mutilations' o mutilazioni animali. Si tratta di episodi inspiegabili
segnalati sin dal secolo scorso e consistenti nel ritrovamento di carogne
di animali uccisi e mutilati in maniera insolita. Meta preferita dei
mutilatori fantasma, mucche e cavalli, ma anche animali domestici o
da cortile. I mutilatori - siano essi satanisti in cerca di vittime
sacrificali, chupacabras, oranghi americani o predatori extraterrestri
- asportano agli animali gli organi interni e le parti molli (naso,
mammelle, ano, feti), il tutto senza lasciare tracce del loro passaggio
nei pascoli o nelle fattorie. Curiosamente, quando gli animali vengono
mutilati sul posto, l'asportazione degli organi non provoca la classica
perdita di sangue, come se il plasma venisse assorbito con dei tubi
e le incisioni cauterizzate istantaneamente da qualcosa di molto caldo,
tipo un bisturi laser. Gli animali ritrovati mutilati sono ormai migliaia.
Ecco i precedenti più noti di animali esotici comparsi dal nulla
in Lombardia.
Estate 1988, Stagno Lombardo (CR). Alcuni capi di bestiame vengono
aggrediti e morsicati in una stalla. Si dà la colpa ad una pantera,
presumibilmente scappata da uno zoo privato. Le ricerche sono infruttuose.
Dicembre 1988, Arsago Seprio (VA). Due leonesse allevate in una casa
privata sbranano una vicina che stava dando loro da mangiare, e un giovane
che la stava aiutando.
Estate 1989, Oramala (PV). Un felino fantasma mette in agitazione il
paese.
Agosto 1990, Bonirola di Gaggiano (MI). Vigili e carabinieri si mettono
sulle tracce di una pantera nera. La cercano anche con l'elicottero
ma inutilmente.
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