Tutti a caccia di
Gustave, il serial killer del Tanganika
E' un coccodrillo del Nilo, misura sette metri e pesa una tonnellata.
Chi lo vuole morto e chi vuole studiarlo
23 dicembre 2004
Erano le quattro del pomeriggio e faceva veramente caldo
a Murembwe quel sabato 27 marzo. Deve averlo pensato, almeno per un
momento Idelphonse Ndikumana, giovanotto burundese di 28 anni,
mentre si toglieva i vestiti prima di scivolare nelle acque azzurre
del Tanganika, che in quel tratto a sud della città di
Rumonge è limpido, tanto da vederne il fondo. Un paesaggio mozzafiato
lo specchio d'acqua che divide il Burundi dal Congo. Niente
a che vedere con il giallo delle le acque torbide e paludose della riviera
di Rusizi, buone solo ad accogliere i coccodrilli e quei pochi ippopotami
rimasti in Burundi. Quello che Idelphonse non avrebbe potuto immaginare
è che in quel luogo in apparenza ameno, si sarebbe di lì
a poco, imbattuto nel suo assassino. Anche Idelphonse, infatti, sarebbe
entrato a far parte della lunga lista delle vittime di Gustave,
il mostro del Tanganika. Come tutti i veri serial killer, Gustave,
per uccidere segue un rituale. Aspetta paziente e osserva, senza destare
il minimo sospetto. Al momento giusto compare dal nulla, afferra le
sue vittime, le annega nelle acque del lago e le fa letteralmente a
pezzi. Non sceglie a caso. Scarta le prede veloci, la sua mole non gli
consente di rincorrerle. Attacca soprattutto natanti, meglio se bambini,
e pescatori.
Alla sua età deve accontentarsi. Ha ormai passato la sessantina.
A differenza delle sue vittime camperà ancora a lungo: un coccodrillo
del Nilo vive infatti anche fino a ottant'anni. E Gustave
non è un coccodrillo qualunque. E' gigantesco. E' tre volte più
grande di un normale coccodrillo della sua specie. Misura tra i sei
e i sette metri e pesa una tonnellata circa. La leggenda
vuole che abbia mangiato almeno 300 persone e un ippopotamo adulto.
Per prenderlo è stato tentato di tutto, ma inutilmente. C'è
chi ha fatto della caccia a Gustave lo scopo della sua vita. Patrice
Faye, erpetologo francese di 51 anni trapiantato a Bujumbura, capitale
del Burundi, lo segue dal 1998. «Per tanto tempo i morti nel Tanganika
sono stati attribuiti alla situazione del Burundi (paese instabile dall'indipendenza,
che attualmente tenta di uscire da dieci anni di guerra civile, n. d.
r.). Poi ho cominciato a fare delle inchieste, raccogliere testimonianze,
finché non l'ho scoperto».
E per ora si deve accontentare di questo Patrice, perché in questi
anni le ha provate tutte per catturare Gustave e studiarlo, ma è
stato sempre beffato. Il 16 novembre di quest'anno è arrivata
a Bujumbura un'equipe del National Geographics con l'idea di catturare
Gustave e sparargli un sensore nella coda da collegare ad un satellite,
in modo da seguirne i movimenti. Così Patrice Faye e la Dr. ssa
Alison Lesile, biologa sudafricana, si sono lanciati nell'impresa seguiti
dalle telecamere. Quella di novembre non è stata la prima spedizione.
Anche gli altri tentativi di catturare Gustave sono stati, è
proprio il caso di dirlo, un buco nell'acqua. Per la precisione, un
buco di 10 metri per 1,5 di diametro della profondità di 2 metri.
Queste sono infatti le misure della gabbia posizionata nella riserva
naturale di Rusizi a 15km da Bujumbura, nord del lago Tanganika. Gustave
non ha mangiato la foglia. Essendo abituato a ben altro, ha beffato
per l'ennesima volta Mr. Crocodile Dundee dalla "r" moscia
ed anche l'equipe del National Geographics, arrivata in Burundi con
la convinzione di sborsare un po' di soldi e avere la meglio su Gustave.
Sono rientrati a casa a mani vuote. «Torneranno appena riavvisteremo
Gustave» afferma convinto Patrice Faye, seduto ai tavoli del Cercle
Nautique di Bujumbura, sulle rive del lago Tanganika all'ora del tramonto.
«Anche Paris Match è in lista d'attesa per la prossima
comparsa di Gustave». Aspetta e spera. «In questo momento
non è qui» (...meno male, n. d. r.) «si trova a Nord,
è stato avvistato lì dagli elicotteri del contingente
sudafricano di stanza in Burundi con la missione dell'Onu. Almeno tre
piloti mi hanno detto di aver visto un coccodrillo enorme». Patrice
non sembra aver paura di Gustave. Non solo è un esperto di coccodrilli,
ma se li tiene pure in casa, insieme a cobra, vipere soffianti, pitoni.
Talvolta cura i coccodrilli feriti o i piccoli senza madre, che poi
rimette nel lago. Gustave non lo sa, ma Patrice è probabilmente
il migliore amico che si ritrova a Bujumbura. «Uccidere Gustave
è fuori discussione» ripete più volte l'erpetologo.
«All'inizio anch'io come tutti qui pensavo di abbatterlo. Quando
un animale diventa pericoloso purtroppo si è costretti a farlo.
Ma Gustave è un fenomeno unico e va studiato. Io col tempo mi
ci sono affezionato, anche se so che se lui potesse mi mangerebbe».
In realtà Gustave raramente divora le sue prede. Molti corpi
sono stati ritrovati con poche parti mancanti, più spesso la
parte inferiore del corpo. «Quando un coccodrillo è giovane
mangia per la crescita, ma i grandi, come lo è adesso Gustave,
no. Una volta raggiunta la giusta temperatura può restare anche
sei mesi senza mangiare. Si tratta di animali a sangue freddo, come
i serpenti. Quello che ancora non mi spiego», continua Patrice,
«è perché Gustave uccida di più al sud. Lì
fa delle carneficine.
Una spiegazione potrebbe essere che impiega molte energie per arrivarci
e ha quindi bisogno di magiare. Io sono convinto che quello sia il suo
territorio di origine. Ma queste sono solo le mie teorie». Una
cosa certa è che Gustave sia un coccodrillo eccezionale, «E'
stato ferito molte volte, è pieno di cicatrici ed è incredibile
che sia sopravvissuto alla guerra, al bracconaggio ed abbia raggiunto
dimensioni eccezionali in questa situazione». «So che se
un giorno lo catturerò sarà la fine di qualcosa. In realtà
quello che mi interessa è corrergli dietro. Se lo prendo sarà
una vittoria a metà». «Ma per ora non mi hai ancora
preso», starà pensando Gustave che se la ride, mentre le
grandi produzioni buttano a mare, pardon, nel lago, i loro soldi. A
differenza di altri africani Gustave si è preso la sua rivincita
e si è conquistato ammiratori in tutto il mondo. «Non sono
pazzo», conclude Patrice, «in fondo ognuno ha il suo Gustave
da qualche parte, n'est-ce pas?»
Gustave addio - 29 luglio 2005
Il coccodrillo mangiatore di uomini ucciso e mangiato
Sabatine Volpe
Sembrava invincibile.
Il suo nome era ormai leggenda lungo la costa lacustre che divide il
Burundi dalla Repubblica democratica del Congo (Rdc).
Gustave, il Mostro del lago Tanganika era noto per essere un
feroce mangiatore di uomini. Almeno 300 persone avrebbero trovato la
morte tra le sue fauci. Qualcuno fortunato ci ha rimesso una gamba,
altri si ritrovano con un moncherino. Il più grande coccodrillo
del bacino del Nilo è stato messo nel sacco. «Per la
precisione in quelche sacchetto da frigo e servito nei ristoranti alla
moda di Bujumbura», capitale del Burundi, ha deplorato Alphonse
Fofo, consigliere dell'Istituto per l'Ambiente e la conservazione
della nature (Inecn), che mercoledì ha diffuso la notizia, triste
solo per alcuni. Gustave è stato ucciso a circa un chilometro
dal Ponte della Concordia, nella zona di Gatumba (15 km dalla capitale).
Il delta della Ruzizi, la zona paludosa a nord del lago Tanganika, oltre
ai coccodrilli e gli ippopotami è dimora dei ribelli delle Fnl
(Forze di liberazione nazionale) e di balordi armati. Pare che gli abitanti
di Gatumba, zona molto povera in cui Gustave ha fatto molte vittime,
abbiano apprezzato quanto i ricchi frequentatori dei ristoranti di Bujumbura
la "viande de croco", venduta a 2500 franchi burundesi
(due dollari) al chilo.
Con quella mole impressionante (4 metri per una tonnellata), Gustave
era sopravvissuto ad 11 anni di guerra civile. Il suo mito aveva attirato
a Bujumbura equipes del National Geographics e della Bbc. Il defunto
coccodrillo è stato inconsapevole protaginista del film "Le
Monstre du Lac Tanganika".
Guerra e bracconaggio hanno devastato l'ambiente e la fauna nella Regione
dei Grandi Laghi. Ed anche Gustave è morto come da copione.
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