CASO LONZI.
GLI UFO NELLA MENTE: IPNOSI E CONSIDERAZIONI DI METODO.
Nico Conti e Alessandro Zabini
Premessa: questo articolo è stato pubblicato su
UFOFORUM Nr.11 Ottobre 1998, e fa parte di uno studio più ampio
non pubblicato sul Caso Lonzi (sintesi di Alessandro Zabini).
Il caso del presunto rapimento di Valerio Lonzi da parte di esseri
extraterrestri, raccontato da Corrado Malanga nel libro "Gli UFO
nella mente" [1], costituisce una vicenda complessa che meriterebbe
di essere esaminata lungamente e dettagliatamente, ciò che ci
proponiamo di fare altrove. Qui, poiché disponiamo soltanto dello
spazio di un articolo, scegliamo di esaminarne un solo aspetto, sia
perché a nostro avviso si tratta di un aspetto fondamentale,
sia perché lo stesso Malanga vi attribuisce notevole importanza,
sia perché riteniamo che la validità delle conclusioni
di una ricerca dipenda dal metodo con cui esse sono ottenute.
Non ci proponiamo, dunque, di criticare le conclusioni di Malanga in
quanto tali, bensì di esaminare il metodo con cui, tramite l'indagine
sul caso Lonzi, egli intende dimostrare alcune tesi, che si possono
riassumere nella validità dell'ipnosi e nella realtà dei
rapimenti alieni:
«1) verificare se il metodo dell' ipnosi regressiva poteva
essere affidabile
in una inchiesta di abduction;
2) mettere in evidenza i limiti della tecnica;
3) verificare quanto i casi americani riportati in letteratura
fossero stati affrontati con tutti i crismi della scientificità;
4) stabilire quanto di vero ci fosse nel racconto dei testimoni
che a livello di missing time non ricordavano nulla della loro esperienzama
se interrogati sotto ipnosi raccontavano di strane macchine volanti
e di piccoli omini grigi» [1, p. 34].
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Nel condurre l'indagine, Malanga si fonda su alcune premesse.La
principale è che Lonzi sia stato vittima di un rapimento da parte
di esseri extraterrestri.
Le circostanze che inducono a sospettare un rapimento alieno possono
essere valutate secondo i criteri stabiliti da Budd Hopkins e
da David Jacobs, ricercatori che interpretano il fenomeno dal
punto di vista dell'ipotesi
extraterrestre, quindi un tipo di analisi che tende ad estendere il
fenomeno.
Nel 1991, Hopkins e Jacobs idearono un questionario per individuare
potenziali esperienze di rapimento (non ci interessa qui dare un valore
di merito a questo questionario).
Agli intervistati si chiedeva quali fra le esperienze elencate di seguito
avessero mai vissuto [2, p. 44]:
a. Vedere un fantasma.
b. Avere la sensazione di abbandonare il proprio corpo.
c. Vedere un UFO.
d. DESTARSI PARALIZZATI, CON LA SENSAZIONE CHE NELLA STANZA VI
SIA UN ESTRANEO, O UNA PRESENZA, O QUALCOS' ALTRO.
e. AVERE LA SENSAZIONE DI VOLARE, ANCHE SE NON SI SA PERCHÈ,
NÈ COME.
f. Sentire o vedere la parola TRONDANT, e intuire che ha un significato
segreto (si tratta soltanto di una domanda di controllo, poiché
"trondant" non ha alcun significato).
g. NON RIUSCIRE A RICORDARE DOVE SI È STATI, NÈ
PERCHÈ, PER UN PERIODO DI
UN'ORA O PIU', IN CUI, A QUANTO PARE, CI SI È SMARRITI.
h. VEDERE LUCI INSOLITE O SFERE LUMINOSE IN UNA STANZA, SENZA
SAPERE CHE COSA LE PROVOCA, NÈ DA DOVE PROVENGONO.
i. ACCORGERSI DI AVERE SUL CORPO CICATRICI DI CUI NON SI CONOSCE
L'ORIGINE, DI CUI NON CI SI RICORDA (E NESSUN ALTRO, PARENTE O AMICO,
SI RICORDA) COME O DOVE LE SI È RIPORTATE.
j. Avere visto, da fanciullo o da adulto, una figura terrificante (un
mostro, una strega, un demonio, o qualche altro personaggio malvagio)
nella propria camera da letto, o nell' armadio, o altrove.
k. Avere sogni vividi sugli UFO [2, pp. 44/45].
Le cinque domande in maiuscolo sono gli indicatori principali per individuare
le esperienze connesse ai presunti rapimenti.
Ebbene, sembra che Lonzi abbia soltanto due indicatori principali: h,
perché ha visto strane sfere luminose (ma non in una stanza)
[1, pp.39/41]; e i, perché dopo l'avvistamento delle sfere luminose,
a cui si è accompagnato un missing time di quarantacinque minuti
[1, p. 38], ha scoperto di avere sulla schiena cicatrici di cui non
conosce l'origine, benché sembrino essere conseguenza di un intervento
chirurgico [1, p. 42].
Non possiede l'indicatore g, perché il suo missing time è
inferiore a un'ora. Non possiede neppure indicatori secondari: non sembra
che gli si possa attribuire il c, perché il suo avvistamento
corrisponde all'h.
Secondo questi criteri, non vi sarebbero elementi sufficienti per poter
sospettare un rapimento.
Notiamo solo en passant che questo questionario è stato oggetto
che critiche giustificate anche dal fatto che il numero dei presunti
rapiti in base a tale indagine risultava incredibilmente elevato.
A questo proposito occorre considerare un altro aspetto importante riferito
dai ricercatori americani: nella maggior parte dei casi i rapiti soffrono
della loro condizione, manifestano angoscia e sintomi simili a quelli
di coloro che hanno subito esperienze traumatiche. Non sanno quale sia
la causa della loro sofferenza e vogliono scoprirlo. [3, p. 25; 4, pp.
23/28; 2, pp. 128/130]. Ebbene, il caso di Lonzi si presenta assai diverso.
«Ancora oggi», si legge in un articolo pubblicato prima
che Malanga iniziasse la propria indagine, «Valerio porta con
sé i "ricordi" di quella strana avventura. Ipotizza
che, quella notte, possa essere successo qualcosa che lui non ricorda.
Forse, ipotizza, é stato prelevato per essere "analizzato"
e quindi riportato sulla Terra senza che ne possa avere il ricordo.
"In quei quarantacinque minuti di "vuoto" che ho nella
memoria", spiega, "puó essere successo di tutto. E
non sono il solo ad aver vissuto quell'avventura".
«"Non ricordo di aver mai visto alieni in carne ed ossa",
dice Valerio, "a parte le 'palle di luce', che probabilmente
erano strumenti (qui si riferisce al duplice avvistamento di un fenomeno
non identificato, che sarebbe stato la causa del suo missing-time N.d.A.).
Ma, da quel giorno, continuo a sognarli".
Ma allora come sono fatti gli alieni? "Nelle mie immagini notturne
sono bipedi, un po' più bassi di noi, ma di forma quasi umana",
conclude. "La loro carnagione é pallida, tendente al
grigiastro. Il mio più grande desiderio? Quello di poterli incontrare
di nuovo. Si dice che, prima o poi, chi ha avuto contatti con gli extraterrestri,
venga 'prelevato' dalla Terra definitivamente. E io non aspetto altro»
[5].
A differenza dei rapiti di cui riferiscono i ricercatori americani,
Lonzi non appare angosciato, né traumatizzato, né terrorizzato
dall'esperienza di rapimento, e neppure dalla sua possibilità;
anzi, spera che gli alieni lo rapiscano di nuovo, e definitivamente.
Nel suo libro, Malanga non riferisce che Lonzi aveva pubblicamente dichiarato
di sospettare che il missing time accompagnato all'avvistamento fosse
connesso a un suo possibile rapimento da parte dei Grigi (com'era accaduto
a Travis Walton nel film "Bagliori nel buio", da Lonzi visto
pochi mesi prima) [1, pp. 54, 55; 5; 6; 7].
Racconta invece che, in occasione del loro primo incontro, Lonzi dichiara
di voler scoprire che cosa gli sia accaduto durante i quarantacinque
minuti di cui non ha ricordo [1, p. 38].
Dopo avere risposto che è possibile mediante la regressione ipnotica,
Malanga gli descrive succintamente la tecnica.
Quindi precisa: «Era la prima volta che lavoravamo a un caso di
sospetta abduction con l'impiego delle tecniche di ipnosi e io []
non volevo rifare gli errori che i miei colleghi [] avevano fatto;
volevo poi lavorare al miglioramento delle tecniche ipnotiche []»
[1, p. 43].
Evidentemente, nonostante le differenze fra il caso di Lonzi e quelli
raccontati dai ricercatori americani a cui pure fa riferimento, Malanga
ritiene di avere raccolto elementi sufficienti per sospettare un rapimento.
Non prende neppure in considerazione ipotesi diverse [1, pp. 43, 47,
54].
Poi, lasciandosi guidare dal proprio punto di vista, compie quelli che
nostro giudizio sono gravi errori metodologici.
Decide di ricorrere all'ipnosi regressiva già in occasione del
suo primo colloquio con Lonzi, senza avere verificato in alcun modo
il suo racconto e senza svolgere indagini preliminari accurate su di
lui e sulla sua famiglia: per giunta, non raccoglie personalmente le
informazioni di cui dispone, ma si serve di Maura Di Meo, un'amica di
Lonzi [1, pp. 43, 47, 51,74/75, 77/80, 133].
A giudicare dal libro, non intervista personalmente i genitori di Valerio,
non compie alcun sopralluogo a Reppia, non tenta neppure di rintracciare
gli altri testimoni dell'avvistamento, né i medici che avrebbero
valutato la natura delle cicatrici, né tenta in alcun modo di
trovare riscontri a ciò che Valerio racconta durante le regressioni
ipnotiche (se questo è stato fatto non si capisce perchè
non venga riportato).
Il profilo psicologico di Lonzi viene tracciato soltanto nel 1996,
quando Valerio è sottoposto a regressioni ipnotiche da oltre
un anno, su richiesta dello stesso Lonzi, per uno scopo specifico, e
sulla base di un solo colloquio[1, pp. 42, 47, 51/52, 75/80, 133, 252/256].
Prima di iniziare le sedute ipnotiche, Malanga decide di procedere all'analisi
dei sogni di Lonzi, perché «per me che sono abituato a
schematizzare tutti i comportamenti umani in semplici schemi operativi»
l'ipotesi era che «il cervello di Lonzi si divideva in tre parti
che funzionavano nel seguente modo». Quindi espone la sua teoria
della memoria, secondo cui i ricordi, dopo essere stati filtrati dal
subconscio, dove perdono gli «orpelli», si depositano in
forma semplificata nell'inconscio.
All'occorrenza possono essere richiamati dall'incoscio, ripassano attraverso
il filtro del subconscio, riacquistando gli «orpelli», e
si ripresentano completi alla coscienza. Di conseguenza, precisa Malanga,
«per me le informazioni stavano solo nell'inconscio del soggetto»
[1, pp. 47, 48].
I sogni attingono all'inconscio, quindi, secondo Malanga, attraverso
l'analisi dei sogni è possibile recuperare quei ricordi che sono
depositati nell'inconscio, ma che, «non si sa bene per quale ragione»,
non riescono a superare il filtro dell'inconscio per ritornare alla
coscienza [1, p. 48].
Molto più utile sarebbe approfondire la teoria della memoria
come "ricostituzione" dei ricordi, e comprendere come agiscono
le false memorie e la confobulazione sotto ipnosi, di fronte a domande
direttive e/o suggestive.
Dunque, Malanga chiede a Lonzi se abbia sogni ricorrenti, e Valerio
gliene racconta uno che «non ha nessuno spunto apparentemente
ufologico ma scopriremo che rappresenta il punto di partenza della nostra
indagine».
Quando Lonzi dice avere incontrato in sogno «due amici»,
Malanga lo interrompe e gli chiede di descriverli «perché
ritenevo che se questo sogno aveva a che fare con la sua abduction,
delle informazioni preziose potevano scaturire dalla descrizione degli
esseri che lui vedeva nel sogno» [1, p. 49]. A questo punto, Malanga
presuppone senza alcun motivo che il sogno
possa avere attinenza con un rapimento, e gli «amici» diventano
per lui «esseri» [1, p. 50].
Gli amici onirici di Lonzi sono di bassa statura, calvi, con «gli
occhi all'orientale e uno aveva le unghie lunghe e completamente nere».
Malanga pensa immediatamente a una vaga somiglianza con i Grigi di Hopkins.
«Intendiamoci bene» precisa, «non è che si
volesse qui interpretare un sogno a usum del fini»; tuttavia ritiene
che la vaghezza e il particolare discordante delle unghie si possano
attribuire alla «censura onirica» o alla «visione
distorta» di Valerio [1, pp 49/51].
Riassumendo, Malanga avvia l'indagine sulla base di alcune premesse
[1, pp. 43, 47, 48, 50, 101]:
1) che l'incoscio sia una sorta di deposito di ricordi rimossi e che
sia possibile attingervi per ricostruire esperienze oggettive in una
maniera che sia valida ai fini della ricerca scientifica;
2) che nei sogni riemergano le esperienze traumatiche, e che sia possibile
ricostruire queste ultime (sempre in maniera valida ai fini della ricerca
scientifica) tramite l'analisi dei sogni;
3) che i sogni ricorrenti rimandino necessariamente a esperienze oggettive;
4) che la regressione ipnotica sia uno strumento affidabile per ricostruire
un'esperienza oggettiva traendone il ricordo dall' inconscio.
Ci si chiede dunque se tali premesse si accordino con le attuali teorie
scientifiche sul funzionamento dell'inconscio e della memoria, nonché
sul ricorso all'ipnosi per il recupero dei ricordi; la risposta purtroppo
per Malanga è no.
Di recente, come ha documentato nel 1997 il Royal College of Psychiatrists,
numerosi studi hanno dimostrato che gli eventi psicologicamente traumatici
comportano spesso l'incapacità di dimenticare, anziché
una rimozione completa dalla sfera della coscienza [8].
Non esiste prova che i ricordi possano essere rimossi o bloccati mediante
la repressione o la dissociazione. Chi soffre di amnesia ne è
ben consapevole. Non è stato possibile dimostrare che i traumi
influiscano sulla memoria [8].
La ricerca suggerisce che la memoria è un processo di ricostruzione
fallibile e suscettibile alla suggestione [9]: più gli eventi
sono lontani nel tempo, più la memoria viene modificata dalla
suggestione e dalla confabulazione quando si cerca di ricordare. Capita
spesso che sia impossibile ricordare parti considerevoli del passato,
per cui la mente tende a colmare le lacune con l'immaginazione [8].
La memoria autobiografica individuale è inaffidabile, quindi
non si può confidare in essa senza verifiche oggettive (che però
in alcuni casi, come l'abuso sessuale sui bambini e il presunto rapimento
alieno) sono difficili da ottenere.
Esistono elevate probabilità che i "ricordi" recuperati
dopo lunghi periodi di amnesia siano falsi, soprattutto se per recuperarli
vengono utilizzate tecniche poco affidabili [8].
Anche le tecniche che vengono applicate normalmente in terapia non sono
affidabili se utilizzate per il recupero della memoria, in quanto, più
che stimolare la memoria, sono mezzi potenti e pericolosi di suggestione
e di persuasione. Di conseguenza, a quanto risulta dalle prove raccolte,
tali tecniche possono creare ricordi interamente nuovi, e falsi [8].
Fra le tecniche giudicate inaffidabili usate per il recupero della memoria,
ve ne sono alcune che vengono comunemente usate con i presunti rapiti:
1. le liste di controllo (non esiste prova che determinate
serie di sindromi, di sintomi, o di altri indizi, abbiano alcun grado
di
affidabilità nello stabilire se nel remoto passato il paziente
abbia subìto un evento traumatico) [8];
2. l'ipnosi (non è affidabile nel riportare alla memoria
il ricordo degli eventi passati ) [8; 9];
3. l'interpretazione dei sogni (non esiste prova di una correlazione
fra i sogni e l'accuratezza storica; di solito l'interpretazione riflette
la cultura e le convinzioni del terapista) [8];
4. i gruppi di supporto (coloro che ne fanno parte tendono a
influenzarsi a vicenda) [8].
Da tutto ciò consegue che le tecniche utilizzate da Malanga
per ricostruire l'esperienza di Lonzi, ossia le liste di controllo,
l'ipnosi e l'interpretazione dei sogni, sono inaffidabili.
Sempre lasciandosi guidare dal proprio punto di vista, Malanga compie
altri errori metodologici prima che abbiano inizio le sedute ipnotiche.
Innanzitutto, condiziona Moretti (se mai ce ne fosse stato bisogno).
Dopo avergli procurato «articoli e libri stranieri» sui
rapimenti affinché impari a conoscere gli elementi ricorrenti
nelle testimonianze, Malanga si accorda con lui su come interrogare
Lonzi durante le sedute, e ottiene di potervi partecipare
attivamente ponendo domande [1, p. 57]. «Ci voleva un ufologo
dunque capace di sollecitare la psiche di Valerio nel tentativo di farlo
ricordare e quello era il mio compito quel giorno. Del resto io avevo
studiato le tecniche di ipnosi regressiva sui libri ma farla realmente
vi assicuro che è tutt'altra cosa» [1, p. 57].
Non spiega esattamente con quali tecniche venga indotta l'ipnosi (mentre
è risaputo che la tecnica adottata influisce sui risultati);
non riferisce quanto siano profonde le trance, né quante siano
state le sedute, né lungo quale arco di tempo si siano protratte
e con quale frequenza, né quanto durassero le singole sedute,
né precisa quando siano avvenute [1, pp. 59, 81, 97, 109, 125,
133, 147, 149, 164, 180, 196, 208]. Non chiarisce in base a quali criteri
vengano analizzati i materiali emersi dalle regressioni
ipnotiche: per esempio, come si riesca a distinguere fra sogni, fantasticherie,
falsi ricordi, e ricordi autentici recuperati [1, pp. 85, 87, 88, 93,
94, 95, 97, 99, 103, 125, 171, 194, 196, 209].
Tacendo tutte queste informazioni preclude qualsiasi verifica, e non
ci spiega in cosa consista il suo metodo scientifico.
Una regressione ipnotica, tentata da Moretti in assenza di Malanga,
fallisce: Lonzi vede «solo una nuvola bianca che lo avvolgeva»
[1, pp. 57, 58].
All'inizio della prima seduta riuscita, dopo averlo ipnotizzato con
una tecnica che non viene descritta, Moretti chiede a Lonzi di ricordare
«la prima volta in cui tu sei entrato in contatto con quegli esseri».
Malanga riconosce di avere concordato con Moretti questo approccio «anche
se Valerio in stato cosciente non parla di nessuna creatura».
Lo scopo è quello di «sbloccare» Lonzi, nonostante
il rischio d'indurlo a fantasticare [1, pp. 59, 60].
Dopo qualche insistenza, Lonzi rivela quando fu «la prima volta»,
ossia «la notte del trenta e del primo giorno di agosto del 1982»
[1, p. 60]. Senza che Malanga lo sappia, Lonzi mente, perché
durante le successive regressioni emergerà che il suo il primo
presunto incontro con gli alieni avvenne "in realtà"
quando aveva sette anni e mezzo [1, p. 228].
Incurante del trascurabile particolare che il mese di luglio ha trentuno
giorni, Moretti inaugura una tecnica d'interrogatorio che verrà
sistematicamente utilizzata nel corso di tutte le regressioni, e che
si potrebbe definire "tecnica di palo in frasca":
«V: sono al campo scout a Reppia
M: ti hanno fatto paura?
V: un po' non molto
M: hai sofferto molto per i tagli sulla schiena?
V: neanche un po'
M: e non eri spaventato per la situazione?
V: sì ma anche incuriosito, e penso che la curiosità
e il desiderio di contatto e di conoscenza di queste cose fosse più
importante della paura per loro (questa è la prima volta che
Valerio parla di LORO, ma loro chi?) non penso che...
M: certo (pausa, faccio cenno a Moretti che va tutto bene e che
può continuare ma tu lo sai perché ti fanno queste cose
sulla schiena?
V: parlano nella mente parlano e sembrano uomini e donne che
parlano insieme » [1, pp. 60, 61].
Non è possibile, nello spazio di un articolo, seguire lo svolgimento
di tutta l'"indagine", ma già dall'esempio che precede,
tipico della procedura adottata in tutte le sedute, risultano evidenti
gli altri errori metodologici commessi da Malanga: conduce le regressioni
in maniera incoerente e confusa, talché il racconto di Lonzi
si sviluppa con altrettanta incoerenza e confusione [1, pp. 57/220];
pone domande che suggestionano Lonzi [1, pp. 100, 103, 107, 109, 110,
115, 118, 119, 134, etc.]; incoraggia Lonzi a continuare il racconto
anche quando è consapevole che sta fantasticando [1, pp. 70,
99, 114, etc.]; trae deduzioni forzate dalle testimonianze, oppure ne
forza le interpretazioni [1, pp. 100, 102, 104, 114/115, 118, 120, 125,
etc.].
La tesi di Malanga, secondo cui le esperienze di rapimento sono reali
e possono essere ricostruite validamente per mezzo dell'ipnosi, potrebbe
trovare sostegno nelle ricerche in base alle quali alcuni studiosi hanno
concluso che non vi sono abbastanza elementi per dimostrare che i ricordi
spuri e l'elaborazione ipnotica si verifichino nel contesto dei rapimenti,
mentre ve ne sono a dimostrazione del contrario [10; 11]; e che l'esperienza
di rapimento non può essere spiegata soltanto come prodotto della
commistione di elementi eterogenei, dell' ipnosi, del masochismo e della
tendenza a fantasticare, perché ha caratteristiche tali da far
ritenere che derivi da eventi traumatici straordinari [12; 10].
Tuttavia, il metodo con cui Malanga ha condotto le regressioni ipnotiche
a cui Lonzi è stato sottoposto tendono a confermare le ricerche
degli studiosi i quali sostengono che il contenuto dell' esperienza
di rapimento deriva dalla combinazione e dalla riorganizzazione di elementi
eterogenei tratti dalle allucinazioni, dai sogni, dagli incubi, dalle
fantasie, dalla memoria, dai mass media, riorganizzati e codificati,
come ricordo reale, sotto l'influenza dello studioso, mediante le deduzioni,
l'ipnosi e le interviste strutturate, e successivamente confermati dai
gruppi di supporto [13; 14; 15].
A nostro avviso, lo scopo della ricerca dovrebbe essere quello di accertare
il più correttamente possibile ciò che il testimone ha
vissuto (anche se ciò non dovesse corrispondere alle aspettative
del ricercatore), e di presentare una testimonianza che possaessere
considerata valida. Ciò si può ottenere con la corretta
applicazione del metodo d'indagine, che deve restare separato dal punto
di vista del ricercatore (il ricercatore vaglia tutte le ipotesi, non
solo una, non solamente la sua).
Invece, Malanga non riesce a tenere il primo distinto dal secondo.
Il caso si basa esclusivamente sulla testimonianza di Valerio, e una
testimonianza, per avere valore di prova, ossia per essere valida, deve
avere quella che è stata definita "credibilità storica",
la quale si valuta sia in base all'attendibilità soggettiva della
testimonianza, fondata sulla sincerità e sulla competenza del
testimone; sia in base alla probabilità
oggettiva del fatto, che dipende dalla possibilità assoluta e
relativa del fatto stesso [16, p. 875].
Anche se dal punto di vista personale non abbiamo motivo di dubitare
della sincerità e della competenza del testimone, dal punto di
vista del metodo resta il fatto che Malanga non ha provveduto ad accertarle
preliminarmente in maniera sufficiente. Quanto alla probabilità
oggettiva, ci si può limitare ad osservare che persino un ricercatore
persuaso della realtà dei
rapimenti alieni, come il professor Jacobs, ritiene che si tratti di
eventi altamente improbabili [3, p. 25].
Inoltre, una testimonianza può essere valutata in base ad altri
criteri:
1) il numero dei testimoni;
2) la loro integrità;
3) la loro capacità;
4) l'intento dell'autore (se la testimonianza è tratta
da un libro);
5) la coerenza tra le parti e le circostanze della relazione;
6) le teorie contrarie [16, p. 875].
Ebbene, l'unico testimone di cui si possegga il resoconto è Lonzi;
la sua integrità e la sua capacità non sono in dubbio
ma, dal punto di vista del metodo, non sono state sufficientemente verificate;
l'intento di Malanga è tanto strettamente connesso con le sue
convinzioni, da indurlo sia a condizionare la testimonianza in maniera
che confermi le sue aspettative, sia a non considerare le teorie contrarie,
né la coerenza interna della testimonianza stessa, né
le circostanze in cui essa è stata resa.
Di conseguenza, ci sembra inevitabile concludere che Malanga, con Gli
UFO nella mente, non ha dimostrato le proprie tesi: non è riuscito
a presentare una testimonianza che possegga i requisiti necessari a
renderla valida, quindi anche le conclusioni a cui giunge non possono,
sulla base del metodo con cui sono state ottenute, essere considerate
valide.
FONTI
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Bompiani, 1998.
2. C.D.B. Bryan, "Close Encounters of the Fourth Kind", Penguin
Arkana,1996.
3. David M. Jacobs, Secret Life: Firsthand Accounts of UFO Abductions,
New York, Simon & Schuster, 1992.
4. David M. Jacobs, The Threat, New York, Simon & Schuster, 1998.
5. Monica Di Carlo, Incontro con gli UFO, «Gazzetta del Lunedì»
(Genova),13 Settembre 1993.
6. "Sono stato ferito dagli UFO", «Il Secolo XIX»
(Genova), 2 Ottobre 1993.
7. Edoardo Russo, Bagliori nel buio: il caso Travis Walton al cinema
e nella realtà, in "UFO" (Rivista di informazione ufologica),
n. 13, Dicembre 1993, pp. 19/36.
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Ringraziamenti.
Per la collaborazione nel reperimento delle fonti e delle informazioni
si ringraziano i soci e i collaboratori del CISU di Torino e di Bologna:
Renzo Cabassi, Umberto Cordier,Remo Badii Paolo Fiorino, Roberto Labanti,
Edoardo Russo, Massimo Silvestri, Paolo Toselli.
Ringraziamo in particolare l'amico W.Faeti, della Facoltà di
Psicologia dell'Università di Bologna, per averci fornito i materiali
provenienti da PsycLIT Journal.
Un ringraziamento speciale è dovuto ad Albino Carbognani, del
Dipartimento di Fisica dell'Università di Parma, e al professor
Goffredo Pierpaoli, per i loro pareri sui fulmini globulari.
13 Settembre 1998, Bologna.
Fonte.village.flashnet.it
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