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"Cronache di Asura" Questo è lo stralcio di un romanzo di fantascienza dal titolo "Cronache di Asura", di Marisa Di Bartolo. Il brano è tratto da un manoscritto che nell' immaginario della scrittrice viene recuperato attraverso un fantasioso andirvieni nel tempo non dal passato ma dal futuro. 13 ottobre 50.005 “Ho deciso di scrivere perché potrebbe venire il giorno in cui lascerò questo tempo e questo luogo; altri millenni potrebbero trascorrere e nessuno saprebbe più nulla della città di Asura e dei suoi abitanti. Da migliaia d’ anni ormai le irradiazioni chimiche e le tempeste elettromagnetiche sono cessate, anche perché non vi è più nessuno ai posti del comando e neanche più obiettivi da raggiungere né territori nemici da desertificare. Io sono tra i pochi che sulla Terra odierna ha avuto la fortuna di imparare a scrivere e mi sembra giusto utilizzare questa mia abilità, un tempo da tutti acquisita con la normalità con cui si impara a camminare, per stendere queste note, prima che la polvere del deserto faccia scomparire Asura. Già ora non è facile vedere da lontano la città, costruita com’ è con la stessa polvere del mare di dune da cui a malapena emerge. Chi cercasse di individuarla anche da pochi chilometri di distanza, aguzzando la vista o scrutando con un comune binocolo, non noterà quasi nulla che possa distinguerla dall’ ondulante scenario di sabbia che la circonda . Nulla a eccezione degli strani animali che si aggirano nei paraggi di Asura: questi animali non si allontano mai troppo dalle sue mura, in attesa che scarti alimentari e rifiuti urbani vengano portati fuori dalla città, dove i bocconi migliori sono rapidamente divorati e il resto sepolto dalla prima ventata di sabbia.
Gli animali sono davvero d’aspetto molto particolare. Qualcuno crede siano gli ibridi ottenuti dagli scienziati dei secoli passati – quando scienze biologiche e ricerche mediche erano ancora fiorenti- attraverso incroci sperimentali tra creature di specie differente o addirittura tra esseri umani e animali o vegetali; cioè zigoti che avrebbero dovuto essere fermati ai primi stadi di moltiplicazione cellulare sarebbero invece sfuggiti al controllo, forse gettati via con noncuranza nella certezza che non sarebbero sopravvissuti più di qualche minuto nell’aridità del deserto. Invece (sempre all’ interno di quest’ipotesi), alcuni zigoti pur di ascendenze tanto improbabili avrebbero continuato la loro evoluzione sviluppandosi quali embrioni e poi feti ( trovando forse nei rifiuti idoneo nutrimento) riuscendo a divenire infine soggetti adulti perfettamente autonomi. Altri spiegano invece la comparsa delle anomale creature quale traccia di insediamenti alieni sul nostro pianeta: abitanti di altri mondi –secondo questa seconda teoria- sarebbero atterrati proprio nel deserto che ovunque si estende; e vi si sarebbero stabiliti soggiornandovi a lungo, per scomparire poi all’ improvviso, inghiottiti da un’ unica notte .
Ma queste, più che notizie, pare non siano altro che ricordi, forse rielaborati con personali modifiche dei narratori, che, nel trasmettere da una generazione all’ altra quanto la memoria aveva potuto conservare, finivano per non curarsi più dell ‘attendibilità del loro favoleggiare.
D’altra parte cinquemila secoli sono ormai passati da quando si è spento il ricordo dell’ ultima guerra globale. Molto è stato dimenticato o rimosso , in un pianeta divenuto una sfera di sabbia. E si direbbe che nessun evento possa più prodursi nella Terra disabitata. Infatti non vi è più nulla da creare e nulla da distruggere; gli stessi armamentari e attrezzature guerresche giacciono, deformati dall’ ardore degli incendi che devastarono il pianeta, sprofondati nella sabbia; né c’è più chi ricorda a cosa potessero realmente servire. Anche gli animali che in antico popolavano la terra sono scomparsi; per questa ragione le misteriose bestie vaganti intorno alle mura della città suscitano rispetto e un vago timore .
Gli animali sono tenuti ben separati dagli abitanti della città. Solo ai bambini piccoli è permesso giocare con loro e rimanere per qualche tempo in una condizione di familiarità con le strane creature. Infatti i bambini sino ai cinque vengono lasciati liberi fuori dalle mura , dove possono per tutto il giorno rincorrersi e scavare buche nella sabbia o costruire castelli ; gli animali si avvicinano incuriositi e partecipano ai giochi con lo stesso atteggiamento che potrebbero avere con dei loro simili. La sera, quando i piccoli rientrano nelle abitazioni, e si chiudono le porte della città, gli animali vengono lasciati fuori e solo di rado è concesso a qualche bambino particolarmente sensibile tenere per una notte l’animale in casa . Genitori tolleranti arrivano al punto di accettare per un periodo la presenza dell’animale all‘ interno delle mura, in un apposito recinto sabbioso accanto all’abitazione; ma si tratta di eccezioni clamorose di solito legate al prestigio del genitore o a un suo stile di vita eccentrico, e anche in questi casi la creatura viene trattata con talune precauzioni, in particolare da parte degli adulti, che solo indossando guanti di plastica e abiti isolanti offrono all’ ospite non umano ciotole con cibo e acqua .
Anch’ io prima dei cinque anni ho avuto modo di conoscere nel deserto gli animali: mi sorvegliava a vista una babysitter dallo sguardo diffidente- tale Rachel - che tuttavia lungi dall’ interferire mi incoraggiava nel mio desiderio di avvicinarmi a quegli esseri straordinari. Il mio preferito era una sorta di enorme uccello dalla copertura alare di una trentina di metri: la testa gigantesca , adorna come tutto il corpo di un curioso piumaggio variopinto, terminava con un poderoso becco a pinza ricoperto di sottile pelle verdazzurra. Non appena mi vedeva comparire con la tata al fianco, l’ uccello (che avevo battezzato Seth) mi correva incontro sollevando nubi di sabbia ardente per via delle ali che lasciava strisciare al suolo per non spaventarmi; quand’ era abbastanza vicino spalancava il becco colossale offrendomi in attesa di cibo l’enorme lingua, simile a un tappeto color cremisi dalla punta blu. Io gettavo frutta e dolci su quel tappeto umido e fremente e subito Seth inghiottiva i miei doni, per immediatamente riposizionarsi in attesa d’altre leccornie.
La mia affezione per Seth non impediva che provassi un interesse altrettanto profondo per Nuth, creatura anche questa estremamente attraente. Pure Nuth gigantesco: da lontano appariva come una colonna di luce estesa verso l’alto, ma a distanza ravvicinata la colonna assumeva i contorni di una sorta di struzzo dalla testa equina di straordinaria bellezza, quasi fosse stata scolpita in un enorme turchese. Questa testa era fornita di una lussureggiante criniera azzurra e di un corno lungo e aguzzo, simile a uno zaffiro blu: il fascino di Nuth consisteva nel fatto che, in alcune occasioni, dalla sua bocca usciva una voce melodiosa, capace di esprimersi con suoni umani: suoni che non avevano tuttavia un preciso significato.
Altri animali avevano le dimensioni di orsacchiotti di peluche: come questi potevano essere tenuti in braccio e portati qua e là nelle distese di sabbia. Questi animaletti erano di vari colori, squittivano e ridevano e avevano allegri musi simili a facce di bambini in maschera; alcuni assomigliavano agli antichi gatti, piccoli felini le cui rappresentazioni permanevano in testi cartacei corrosi dal tempo. Infatti non di rado a noi bambini accadeva di scoprire, nella spessa coltre di sabbia, a vari livelli di profondità , oltre alle armi arrugginite, o a qualche frammento di scheletro umano o animale, anche interi libri che miracolosamente avevano superato i millenni. In questi casi l’ ordine era di consegnare immediatamente il reperto a uno degli eminenti. Tutti i libri, i disegni, le opere d’arte , le fotografie che era stato possibile recuperare e salvare venivano infatti meticolosamente catalogati e sigillati sottovetro o in scatole di plastica; un gruppo di eminenti si dedicava allo studio di tali reliquie, considerate insostituibile sorgente di ricordi utili a un collegamento col passato. Tuttavia questi studi si sono sempre svolti in gelosa riservatezza, così che nessuna speranza di ripresa culturale ne è mai scaturita.”
L'autrice Marisa di Bartolo è lieta di inviare l'intero romanzo a chi lo richieda a questa email: Marisa Di Bartolo -MARISA DI BARTOLO, pittrice e scrittrice torinese, collabora a lungo come affermata giornalista free lance con il quotidiano La stampa e la Stampa sera, in particolare con articoli di argomento scientifico e inerenti all'ambiente all'alimentazione, al mondo magico e spirituale. Diverse sue opere sono già state pubblicate e vi sono altre opere in attesa di esserlo. -Sempre della stessa autrice in questo sito: "Allure" Vedi inoltre: -Altri Articoli scritti dagli Utenti del sito
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