Dedicato ai Variaghi ©
2007 di Aldo C. Marturano
All'organizzazione di tipo mafioso apparsa in Terra
Russa nel primo Medioevo
Quando si parla di Variaghi di solito si pensa, quasi naturalmente!,
al Mar Baltico e alla Russia ed è sicuramente giusto
immaginare queste persone, questi uomini, cercare un loro modo di vita
nella zona del Grande Nord di cui è parte la grande Pianura
Russa, che a me sta a cuore più di altre. Erroneamente tuttavia,
a mio avviso, li si associa con i Vichinghi e quindi con i Rus'. Continuo
infatti a leggere etichette e didascalie come Vichinghi dell'Est
e simili. Non è solo una questione di termini errati, ma
una questione di nostri atteggiamenti verso questi uomini di tanti secoli
fa a secondo che venissero dalle coste norvegesi, e quindi portassero
con sé un certo spirito di avventura, o che venissero invece
da quelle svedesi e arrivassero da queste parti forse con minore impeto.
Nell'esposizione che qui segue cercherò di chiarire proprio questi
punti.
Prima di tutto è molto probabile che i cosiddetti Variaghi si
movessero nel Baltico qualche decennio prima dei cosiddetti Vichinghi
nel Mare del Nord perché lungo l'entroterra baltico orientale
si trovano molti siti in cui le commistioni culturali fra genti locali
e scandinavi in cui sono riconoscibili tracce sicure dei Variaghi risalgono
ad epoche alquanto più antiche rispetto alle prime scorrerie
dei Vichinghi registrate in Occidente e questo è già un
importante spartiacque.
Se abbiamo una carta della Scandinavia sotto gli occhi e se teniamo
presente che nei tempi passati essa era considerata un'isola circondata
dal Mare Oceano (cioè la si vedeva situata ai margini della Fine
del Mondo, secondo gli antichi geografi) possiamo subito accorgerci
che, data una ragione per lasciare le proprie terre e cercarne delle
altre lontane, i norvegesi per recarsi nelle Terre Russe avrebbero dovuto
fare un giro vizioso tutt'intorno alle loro coste fino a Capo Nord.
Un'impresa certamente "spaventosa" poiché sarebbe stata
condotta con le navi nelle acque dell'Oceano, mitico Mare della Morte,
che i norvegesi medievali popolavano di mostri e di vortici mortali
(il Maelstrom, ad es., se ricordate Edgar Allan Poe!) e perciò
col timore permanente di esserne inghiottiti! Sappiamo dalle saghe islandesi
che ci fu chi lo fece, entrò nell'odierno Mar Bianco e saccheggiò
un tempio dei Finni lì viventi, ma furono imprese isolate e non
reiterate! Un'alternativa "norvegese" che evitava l'Oceano
era quella di passare le montagne che dividono le coste svedesi da quelle
norvegesi (le cosiddette Alpi Scandinave) per portarsi sulle coste baltiche
dove però ci sarebbero state delle difficoltà introducendosi
in terre non proprie!
L'impresa era invece più facile e più semplice per gli
svedesi e già lo si può immaginare guardando la carta
che abbiamo aperta davanti a noi
Detto questo, dobbiamo chiederci: Che cosa poteva spingere queste genti
a migrare proprio ora, a lasciare proprio in questi anni le coste di
casa propria per andare in terra straniera? Così impostata la
questione però è in realtà falsa, se non si corregge
un'impostazione di fondo: Non bisogna assolutamente pensare a migrazioni
di interi popoli come quelle germaniche verso l'Impero Romano riversatisi
nei secoli anteriori nel continente alla ricerca di nuove terre da sfruttare!
Non c'è prova, dopo la vera e massiccia migrazione dei Goti partiti
dalle stesse lande nel II sec. d.C., di spostamenti di esodali nelle
epoche successive. Nel caso dei Goti comunque abbiamo addirittura uno
storico del VI sec. Jordanes o Jornandes, vescovo di Crotone, che scrisse
nel 531 raccogliendo le tradizioni orali (che allora si conservavano
molto bene) nelle sue famose Gesta dei Goti. Qui si trovano non solo
gli itinerari seguiti da questi svedesi, le necessità di lasciare
la terra avita, ma anche i nomi delle genti con i quali i Goti vennero
a contatto durante il loro peregrinare e talvolta descrizioni anche
puntuali di costumi, di lingue e di popoli che appaiono la prima volta
nella storia europea del Grande Nord.
In questa opera unica e preziosissima si racconta come un fosco mattino
nella Terra dei Goti si raccolsero a concione le famiglie dei
maggiorenti per discutere di una situazione che ormai stava diventando
invivibile: La comunità si era talmente accresciuta che la precarietà
della locale agricoltura e delle altre risorse di cibo disponibili non
permetteva più di nutrire a sufficienza tutti. Si decise allora
di dividere il popolo in tre gruppi e poi di tirare a sorte quale di
questi avrebbe lasciato la patria per sempre. Ciò avveniva nel
150 d.C. Il gruppo scelto dalla sorte dunque lascia le coste svedesi
più o meno dalle parti dove si trova oggi Stoccolma e si dirige
verso sudest. Il primo fiume che incontra è la Vistola che viene
percorsa tutta contro corrente. La geografia che illustra questa penetrazione
attraverso terre oggi polacche è abbastanza chiara e, siccome
mi sono riferito ad essa poco prima, la riporto qui di seguito come
indicazione ulteriore:
"Nel Nord nei flutti salati del Mare Oceano c'è una
grande isola: La Scandinavia. Ha la forma di una foglia di albero
di limone con i lati frastagliati, distesa per il lungo e chiusa in
se stessa. Pomponio Mela informa che essa si trova sul Kattegat
dove infatti il Mar Oceano arriva con le sue onde. La parte anteriore
(orientale) è proprio davanti alla foce della Vistola che nasce
nei Monti della Sarmazia e arrivato in vista della Scandinavia
si divide in tre rami e si versa nell'Oceano (qui c'è una qualche
confusione con il fiume Elba) dividendo la Germania dalla Scizia. L'isola
scandinava ad Oriente ha un grande lago (è il Malaren)
.
e in Occidente è bagnata da un mare immenso che la tocca fin
nel nord e non è navigabile
"
La spedizione ebbe successo e il nome dei Goti si sparse per tutta
l'Europa e la sua fama fu tale che ritornò nel nord di sicuro
fissandosi nelle tradizioni locali come la realizzazione di un grande
sogno. Fu un'impresa molto importante poiché suggeriva a chi
ne avesse voglia nei secoli successivi di intraprenderla ancora una
volta. Secondo me, è quasi sicuro che da essa nacque quel desiderio
di volgersi a sud dove c'è ricchezza (nel medioevo intesa come
ricche coltivazioni e abbondanza di cibo) e il calore del sole che ti
avvolge per tutto l'anno, dove ci sono città bellissime etc.
etc. Anzi! Se per i Goti di allora la meta ultima era Roma in Italia,
in seguito essa divenne Roma Nova ossia Costantinopoli,
una mitica città che le genti del nord chiamavano semplicemente
la Città Grande (Mikla Gardha).
Per i nostri Variaghi, sebbene le condizioni incontrate dai primi Goti
(loro antenati) nel nuovo ambiente fossero molto cambiate nel VIII-IX
sec. d.C., le sollecitazioni che li spingono verso le coste baltiche
meridionali e orientali sono più o meno le stesse, ma diverse
da quelle che giungono ai loro congeneri sulle coste norvegesi. So bene
che è difficile distinguere Norvegesi dagli Svedesi in base a
costumi e lingua, ma siccome il nome di Vichinghi o di Variaghi è
stato loro attribuito da altri non scandinavi, penso che per lo storico
sia importante usare bene i termini per poter poi ricostruire le rispettive
imprese condotte, queste sì!, con prospettive molto diverse.
Il danese J. Brønsted ad esempio mette tutti in un fascio e così
la misteriosa città di Volin sull'Oder diventa anch'essa "vichinga".
Alla stessa stregua bisognerebbe allora fare con Björkö in
Svezia!!
Faccio un'ipotesi.In Norvegia arrivano informazioni sugli insediamenti
dei monaci irlandesi (forse da questi stessi monaci, visto che furono
loro a colonizzare per primi le coste della lontana Islanda), sulle
abbazie, sui conventi organizzati con villaggi annessi lungo le coste
francesi e sulle isole che sono ad occidente (Hibernia, da dove essi
provengono, fra le altre innumerevoli isole scozzesi) sempre in mezzo
"all'innavigabile" mare Oceano! Attireranno certamente l'attenzione
di questa parte della Scandinavia e provocheranno le imprese vichinghe
La notizia invece dell'esistenza di un'altra Roma nel sud situata più
ad oriente e della sua magnificenza, secondo me, è più
attraente per gli svedesi perché probabilmente questi si sentono
più vicini ad essa geograficamente. Giungerà persino notizia
che ci sia la possibilità di essere ingaggiati a far da scorta
armata a convogli commerciali oppure ad essere guardie a re ed imperatori
o ancora a far da truppa speciale nelle spedizioni guerresche molto
ben pagati. Non solo! Verso sud si trovano altre città enormi
appartenenti ai saraceni che sono non meno ricche e meno belle di quella
dei cristiani e tutto questo è ben documentato!
Dove trovare un modo migliore per vivere invece di restare un questo
duro e precario nord? Come un qualsiasi avventuriero che ha deciso di
dare una svolta alla sua vita, il Variago cerca una vita migliore e,
siccome l'unica cosa che sa far meglio (anche per ragioni di dimensioni
corporee, vista la scelta dei giovani fatta prima di ammetterli nelle
bande in partenza) è la guerra o meglio detto, l'arte di combattere
nel corpo a corpo, decide di formare un gruppo di intenzionati come
lui e partire
Le loro armi sono le migliori, importate dal Regno
Franco dove, a quei tempi, c'erano fior di maestri nella lavorazione
dell'acciaio (le lame di Damasco si diffonderanno invece più
tardi). Dunque è deciso
Se osserviamo bene il Mar Baltico esso è un mare interno non
molto esteso in confronto al Mediterraneo, ma è pienissimo di
isole, quasi da paragonarlo con l'Egeo per la sua facile traversabilità!
Muoversi da una costa all'altra è agevolissimo e molto semplice
e non c'è neppur bisogno di navi attrezzate per le tempeste "oceaniche"
del Mare del Nord o per lunghe traversate. Tali navi qui sono assolutamente
superflue! A poche miglia dalla costa abitata (probabilmente partendo
dallo Uppland dove oggi c'è Uppsala) c'è subito la grande
isola di Gotland. Poco oltre, cabotando verso nordest, c'è già
la costa della Curlandia e le isole che chiudono il Golfo di Riga e
ancora qualche miglio più avanti si entra nel Golfo di Finlandia
per giungere alle isolette che sbarrando oggi ancora il porto di San
Pietroburgo. Questa è la geografia del Baltico meridionale ed
è inutile credere a quei documentari o a quelle storie di Vichinghi
che viaggiano anche in queste acque su enormi e pittoresche navi. Un
qualsiasi svedese alla ricerca di avventure non aveva difficoltà
ad approdare sulle coste baltiche di fronte a lui senza dover necessariamente
essere attrezzato con navi mezzi enormi e costosi
come è
ancora oggi! Se aveva fortuna, si stabiliva sull'approdo più
favorevole, si rifaceva una vita sposando una ragazza figlia dei locali
e la sua vita si concludeva lì. Di tanto in tanto sarebbe anche
tornato in patria dai suoi, proprio in vista del facile viaggio di andata
e ritorno e, allo stesso tempo, avrebbe raccontato nel suo giro di amicizie
le esperienze fatte in quelle terre che ora erano la sua nuova patria.
Anche questo è documentato
Se riusciamo ad immaginare lo scenario in epoca medievale ecco che il
quadro delle attività dei Variaghi nel Baltico diventa
più dettagliato e più realistico, rispetto alle fantasiose
ricostruzioni di autori poco informati. Penso anche che sia chiaro a
questo punto che l'attività sanguinaria (secondo il nostro modo
di vedere moderno) e la necessità di scorrerie lampo come quelle
intraprese dai Vichinghi non possono essere ribaltate nella stessa misura
ai Variaghi! Le grandi navi, i knoerrar ritrovati dagli archeologi e
ricostruiti in vari musei, erano più necessarie sull'Oceano che
nel Baltico e comunque non lungo i fiumi russi! Allora lasciamo i norvegesi
nel loro Mare del Nord
a fare i Vichinghi!
Un altro punto mi serve qui fissare onde non deviare il mio lettore
lungo informazioni errate e fantastiche. I Variaghi non sono un popolo
intero in cammino alla ricerca di una terra dove stabilirsi, ma delle
bande armate ben organizzate che partono per un'impresa oltremare di
saccheggio! L'impresa deve fruttare loro tanta ricchezza da poter tornare
in patria a riprendersi un posto sociale nella comunità che hanno
lasciato che forse li ha scacciati e li ha messi fuori legge. Sono dei
corsari ancora senza alcuna idea di abbandonare la loro attività
di predoni per fare invece i mercanti, sebbene poi li possiamo vedere
come i precursori dell'Hansa germanica e dei Vitalienbrüder
di qualche secolo dopo che batteranno le loro stesse rotte per mare
e per terra! Ciò non contraddice il fatto che altri loro congeneri
li si possano ritrovare invece come sedentari integrati in realtà
straniere, benché il termine Variaghi solitamente si riferisca
agli armati e non a quelli che abitano le coste o anche qualche
città delle Terre Russe "pacificamente".
Infatti mi pare di poter distinguere nella nomenclatura fissatasi qui
nel nord i due tipi di nuovi arrivati svedesi: i Variaghi e i Kolbjaghi.
Kolbiag è un termine che compare tardi nella zona di Polozk
e di Pskov ed indica un portapacchi, un trasportatore, un traghettatore
insomma una specie di postino o guida che sa dove andare, se gli affidate
qualcosa... straniero e variago! Il termine infatti ha un'etimologia
norrena (la lingua degli scandinavi in cui sono scritte le saghe
islandesi e l'antenata del moderno svedese e delle due lingue norvegesi
ancora in uso) nella parola kylfingr che indica uno che usa la
pertica o il bastone (per appoggiarsi, per comandare,
per indicare), dunque più pittorescamente uno sperticatore
(più avanti capiremo il perché della mia interpretazione)!
Questa funzione è molto importante per chi voglia viaggiare lungo
i numerosi corsi d'acqua della Pianura Russa. Infatti chi naviga contro
corrente, se non conosce la strada per giungere al luogo prefisso, corre
il rischio di imboccare ad una confluenza la corrente sbagliata e perciò
una guida che conosca bene l'itinerario, man mano che ci si addentra
nel folto, è importantissima. La guida poi deve non solo conoscere
il luogo, ma saper anche parlare le lingue dei nativi che si incontreranno
per accordarsi con loro, avere informazioni aggiornate etc. Insomma
in altre parole: deve essere uno che vive nella zona o che si presenta
come persona affidabile in una terra straniera. Dagli storici contemporanei
sappiamo (ma si fa così ancor oggi in tutto il mondo) che l'uso
dei locali, una volta fattisi abbordare, era di dare informazioni sbagliate
agli stranieri curiosi (aspettandosi sempre guai dagli intrusi) proprio
per deviarli dai villaggi nascosti nella foresta. Ecco dunque che dobbiamo
immaginare il Kolbjago mettersi a capo della carovana di barche
per guidarle lungo il percorso scelto.
Vediamo allora come si sono organizzati i Variaghi che danno inizio
alla loro avventura per mare.
La parola Varjag ci dà il primo indizio! Anch'essa ha
un etimo norreno ossia varing/væring e significa colui
che ha fatto un patto! I Variaghi sono perciò dei giovani
scapoli presi a contratto determinato! Fanno parte di un gruppo con
un capo che comanda e organizza, che sa dove andare e che cosa fare
in un certo luogo dove fare un certo bottino per tornarsene ricchi a
casa. Per accedere al gruppo bisogna prestare giuramento su un progetto,
su un'intrapresa (che non viene mai svelata nei dettagli, naturalmente)
e cioè accettare una vara! Quali sono i requisiti della scelta?
Innanzitutto bisogna essere prestanti, saper maneggiare le armi e cioè
spada e ascia di guerra e saper ingegnarsi a lavorare legno e il ferro
quando occorra. Se ci sarà da battersi ci si batterà e
si potrà anche morire. Prima di partire quindi ci sarà
una grande cerimonia conviviale in cui si preparerà e si mangerà
tutti insieme e il patto sancito da una solenne bevuta come è
costume qui nel nord! Nel gruppo non sono ammesse donne, salvo talvolta
quella del capo
Non sappiamo se i Variaghi ricorressero anche
loro al berserkr come i loro congeneri Vichinghi ubriacandosi, ma sappiamo
invece che erano certamente buoni bevitori e pronti a tirar fuori le
armi per farsi giustizia da sé alla prima offesa ritenuta grave.
Le navi che armano, l'abbiamo già detto, non sono grandi perché
ogni equipaggio non supera la quarantina di persone (anche questo lo
sappiamo dalle Cronache) ed ha vela e remi. Probabilmente ha due prore
come il knoerr vichingo in modo da non doverle manovrare troppo laboriosamente
quando si inverte il senso di marcia dopo un approdo. Addirittura sono
convinto che la si lasciasse a secco in un posto sicuro, dopo la traversata
via mare e prima di addentrarsi nelle correnti fluviali, proprio perché
le imbarcazioni più adeguate sono quelle che gli slavi o i finnici
usavano dunque bisognava rivolgersi a loro per averne o fabbricarne
delle simili.
Dunque il tempo è arrivato, il mare è libero dai ghiacci,
la stagione promette bene e si può salpare!
Nel IX sec. la situazione "politica" delle coste baltiche
dipendeva dalle "voglie" dei Vendi (in questo etnonimo
sono conglobati tutti gli slavi presenti nel bacino dell'Elba e della
Vistola) che si erano attestati su fino al mare dopo le grandi migrazioni
germaniche verso sud. Gli slavi hanno il santuario nazionale ad Arkona
nell'isola di Rügen e difendono le loro terre dagli intrusi. Arenarsi
sulle loro spiagge è molto pericoloso perché si corre
il rischio, mentre si fanno i tentativi di rimettere la propria barca
in mare, di essere improvvisamente circondati (i Vendi erano in agguato
fra gli alberi fitti presenti già a venti-trenta metri dal bagnasciuga!),
spogliati letteralmente di tutto, fatti prigionieri e venduti schiavi
nel sud! Dunque le coste dove si sa che ci sono gli slavi Vendi non
saranno toccate e si proseguirà verso est. Se la banda si può
fidare di una guida esperta, magari si passa fra le isole (oggi) estoni
che chiudono a nord l'enorme "lago di mare" che è il
Golfo di Riga, giungendo facilmente alla foce della Dvinà
(chiamata dai lettoni Daugava), altrimenti si prosegue, tenendo
le isole a tribordo. Si giunge alla foce della Narva (fiume non lontano
da Tallinn) che non è molto bene in vista dal mare, ma che porta
verso il grande lago Peipus (o, come lo chiamano i russi "dei Ciudi"
o "di Pskov") e fino a Pskov. Neanche questa però è
una rotta molto battuta
Dunque si continua. Si entra nel moderno Golfo di Finlandia fino alla
foce della Nevà!
E' un estuario molto largo e la corrente non è molto forte poiché
il dislivello fra il lago Nevo (oggi Ladoga) dal quale la Nevà
scaturisce e il Mar Baltico è di ca. 5 m distribuito lungo una
settantina di km! Si naviga perciò agevolmente sebbene contro
corrente. Mantenendosi più o meno al centro (il fiume è
quasi diritto e i pochi affluenti sono facilmente distinguibili dalla
presenza di canneti) si evitano facilmente pericoli o agguati. A vista
della costa si entra nel Ladoga, si arriva ad una specie di penisola
abbastanza elevata e si è alla foce del fiume Volhov.
Non si è vista un'anima viva finora! La densità abitativa
nella cosiddetta Ingria (Ingermannland in norreno e Izhora in russo)
è bassissima. Perché ci si ferma qui alla foce del Volhov?
Evidentemente perché solo dopo questa penisola si sono scorti
i fili di fumo che salgono dalle case del villaggio su palafitte sulla
riva destra del fiume (noi, con i Variaghi, siamo arrivati sulla riva
sinistra). Non fidandosi di approdare, i Variaghi avranno fatto sosta
dove oggi si trova Ladoga, una base logistica che è ancor oggi
abitata sulle rovine della vecchia stazione variaga. Ha oggi una fortezza
costruita in mattoni nel XVI sec. e porta il nome di Ladoga la Vecchia
(Stàraja Làdoga). Le tracce della postazione antica sono
più tarde di quelle del villaggio finnico che si trova di fronte
sull'altra riva e ciò ci conferma che i Finni erano presenti
lì molto prima dell'arrivo degli svedesi. Anzi! Ci dice che i
due gruppi vivevano separatamente e che probabilmente Ladoga era abitata
solo stagionalmente, visto che gli scandinavi non ci hanno lasciato
grandi tracce di intensa raccolta di generi alimentari né indicazioni
di conflittualità permanente.
A questo punto occorre decidere il da farsi perché il tempo stringe
e, se si deve proseguire per il sud, sarà meglio affrettarsi
per organizzarsi adeguatamente. Dobbiamo sempre tener presente che le
visite di queste bande, in principio dovevano rispettare delle date
precise per non incappare nel ghiaccio invernale o nella fanghiglia
primaverile e quindi se si partiva un certo giorno dalla costa svedese
occorreva prevedere di tornare ad un cert'altro giorno per non rimenare
bloccati dalla stagione sfavorevole. Possiamo pensare che più
o meno il periodo rispettato era come il calendario navale dell'Hansa
che, ad esempio, prevedeva la chiusura dei traffici fra Novgorod la
Grande sul lago Ilmen e Lubecca a San Martino (11 novembre) seguendo
proprio quest'antica rotta variaga.
Novgorod la Grande oggi non è molto lontana da San Pietroburgo
e si trova (ad est) sulla sponda nord del lago Ilmen proprio all'uscita
dalle acque del lago del fiume Volhov (che ne è l'unico emissario).
Qual è il legame fra la più antica repubblica europea
e i Variaghi? Secondo le Cronache Russe questi Variaghi apparvero nei
dintorni dell'area dove sorge Novgorod intorno agli inizi del IX sec.
d.C. e alle loro prime apparizioni s'imposero come predoni e sfruttatori
delle genti locali assoggettandole a tributo. Teniamo presente tutto
questo e continuiamo con i Variaghi il viaggio nelle Terre Russe del
nord.
La risalita del fiume si presenta abbastanza difficile perché
la corrente ha alcune rapide e l'ultima è proprio poco prima
della caduta nel lago Nevo. Il nome Ladoga (Aldeigja in norreno) deriva
infatti proprio da questa situazione fluviale perché in finno-carelico
con le parole Alode Jogi si indica il Basso Fiume. Ci siamo dunque procurata
una barca di quelle che usano qui senza chiglia perché dovremo
affrontare alcuni problemi di trasbordo ed è l'unico tipo d'imbarcazione
agevole ad essere trascinata sul terreno. Con l'aiuto dei cavallini
locali aliamo la barca sui rulli lungo la riva quando saremo alle rapide
oppure con lunghe pertiche la teniamo sull'acqua al centro della corrente.
Tutto questo si può fare soltanto accordandosi coi Finni locali
(che le Cronache Russe chiamano genericamente Ciudi). Non è perciò
plausibile che i Variaghi ricorrano all'assalto o alla distruzione del
villaggio perché non ne ricaverebbero alcunché, ma questo
è già l'inizio di una filosofia della violenza dei Variaghi
in quest'impresa dovranno abbandonare
Una cosa è notevole qui, ma spiega anche tante altre circostanze
di cui parleremo più avanti. L'itinerario che stiamo percorrendo
è, per così dire in termini moderni, sperimentale! Questa
rotta infatti fu inaugurata proprio dai Variaghi! Anche di questo ci
sono prove archeologiche
Occorre continuare verso sud
ma per far che cosa? Le informazioni
che hanno raccolto dicono loro che Costantinopoli o Baghdad sono lontane
e per recarsi in quelle città occorreva aver merce da scambiare
e tutte le relazioni necessarie per poter percorrere senza grandi intoppi
l'itinerario, che si rivela adesso abbastanza lungo e irto d'impedimenti.
Sono capitati in una landa veramente desolata. Gli informatori però
hanno una sorpresa: Risalendo il fiume si arriva al lago Ilmen (o Ilmer)
che è a due passi dalle sorgenti del Volga, del Dnepr e della
Dvinà! Questa è una buona notizia perché qui al
nord tutti sanno che lungo questi fiumi si viaggia verso i mercati ricchissimi
dell'Impero Romano o di quello Arabo! I Finni hanno informato che sulle
rive del lago è un buon posto dove trovare roba perché
è lì, qui vicino, dove si formano i convogli e dove arrivano
anche gli slavi e gli ebrei per commerciare. Occorre portarsi perciò
a quell'altezza! Il luogo a cui si fa riferimento diventerà più
tardi Novgorod che non esisteva ancora alle prime venute dei Variaghi
visto che è ricordata nelle Cronache Russe come città
solo nell'XI sec.
Lo spazio mercato come posto di scambio c'era già probabilmente
da tempo intorno al lago Ilmen e potrebbe essere più o meno quello
che oggi costituisce la cosiddetta Riva del Mercato di Novgorod odierna,
ma c'era anche Smolensk un po' più a sudovest con le stesse caratteristiche.
Quando la frequentazione variaga in queste zone si fece notare, deve
esser successo che Kiev, non appena saputo della "nuova via"
aperta nel nord, mandasse immediatamente gruppi di slavi (gli Slaveni/Sloveni)
per colonizzare la zona e metterla sotto controllo! Costoro si arrestarono
dapprima sulla riva meridionale del lago Ilmen dove oggi forse lo prova
la presenza della cittadina che porta il nome di Russa (oggi Staraja
Russa) invece di proseguire fino al lago Ladoga, presumendo che esistesse
già un gruppo slavo con nome Rus'.
La prima preferenza per la sponda meridionale del lago è spiegabile
col motivo già individuato due secoli fa dallo storico Solovjòv
e cioè che gli slavi da contadini quali erano non si spinsero
oltre perché il clima non permetteva loro le coltivazioni tradizionali.
Tuttavia di qui si passò sulle sponde settentrionali, forse per
ragioni di sicurezza o di regime molto variabile del lago, e l'archeologia
ci disegna la nuova città cioè Novgorod (questo
è il significato del toponimo) come l'insieme di tre centri abitati
vicini fra loro: Uno su un'altura, un altro oltre un piccolo affluente
del Volhov e un altro ancora sulla riva opposta corrispondente alla
tradizionale Riva di Santa Sofia. Dai toponimi conservatisi possiamo
arguire che quello sull'altura è sicuramente slavo, quello al
di là del piccolo affluente è finnico e infine il terzo
è variago.
A Novgorod si offrono due possibilità ai Variaghi: Offrirsi come
scorta con ingaggio stagionale per i convogli che partono per
il sud oppure rifornirsi di merci e dirigersi autonomamente sulla rotta
commerciale. Per quest'ultima ipotesi ancora una volta ciò significa
o scambiare quello che si ha oppure depredare con la forza quello che
non si ha! La seconda soluzione potrebbe essere applicata più
facilmente visto che i Variaghi sanno fare la guerra, ma è anche
senza sbocco perché poi bisognerà contattare gli intermediari
che gestiscono i traffici né questi si possono sottoporli ad
azioni di forza, se si vuole realizzare. Comunque è escluso che
si possa proseguire armati e con intenzioni bellicose fino al prossimo
punto daziario dove ci si scontra con gli armati locali. Questa azione
predatoria può riuscire una volta, ma dopo non sarà più
possibile perché tutto l'ambiente si ritorcerà ostilmente
verso di loro e addirittura sarà preclusa la via del ritorno!
Dunque ancora una volta occorre rinunciare all'atteggiamento "vichingo"
Che fare? Adeguarsi all'ambiente e presentarsi come vere e proprie "forze
dell'ordine" a servizio dei capi locali! E chi sono i capi locali?
Dalle notizie che abbiamo, l'élite al potere è formata
dagli slavi sebbene siano gli ultimi arrivati. Sono istallati qui nel
nord stabilmente soltanto intorno al X sec. ed hanno cominciato da subito
a tessere delle relazioni coi popoli già presenti prima di loro.
In particolare i Krivici e i Dregovici si sono mescolati coi
Baltici locali mentre gli Sloveni sono commisti ai Finnici. Da questi
ultimi in cambio di derrate alimentari in continuità gli slavi
ottengono i prodotti della foresta e della tundra nordica. Non ci fermeremo
qui sui prodotti apprezzatissimi nei mercati del sud ed ammetteremo
soltanto che ci si accorse subito del valore delle merci ottenibili
e della possibilità che si offriva agli Slavi con i loro agganci
nel sud di organizzare dei traffici commerciali molto convenienti! Certamente
il traffico non era cosa nuova giacché già dai tempi di
Tacito sappiamo che questi commerci si erano consolidati (ad es. con
ambra e avorio, quest'ultimo sia fossile dei mammut sotto il ghiaccio
sia dai denti di tricheco dell'Artico).
Rivediamo allora gli itinerari e la logicità della loro esistenza.
Il primo in funzione per moltissimo tempo è quello lungo la Dvinà
di Polozk. Gli slavi di Polozk, i Krivici e i Polociani, sono attestati
molto all'interno rispetto alla foce del fiume che sbocca dove oggi
si trova Riga e ciò si spiega con motivi sia ecologici che di
spazi disponibili per la coltivazione. Infatti la lega di tribù
slave della regione aveva dovuto fermarsi perché la zona era
occupata da popoli a loro affini: i Baltoslavi (da cui poi scaturiranno
Lituania e Lettonia). Non ci sono tracce di conflittualità nell'archeologia
locale e quindi possiamo pensare che queste genti riuscivano a convivere
e a mescolarsi senza litigare. La presenza di bande variaghe a Polozk
è più antica di Novgorod, ma non sembra imposta con la
forza benché la città dai reperti archeologici risulti
spostata nel X sec. rispetto ad un centro originario anteriore andato
a fuoco. Da Polozk si risale il fiume Dvinà fino all'altezza
del lago di Lepel'. Dopo aver percorso un breve volok (spartiacque dove
appunto le imbarcazioni venivano tirate a secco e trascinate da una
corrente all'altra sui rulli, come abbiamo accennato prima), si entra
a Borisov (dove c'era la famosa pietra morenica - valun - che indicava
la strada) e si è già sulla Berezinà, affluente
del Dnepr, non molto lontani da Kiev.
L'altro itinerario lungo la Narva (o Néreva) segue il breve tratto
di questo emissario del lago Peipus, entra nel lago, attraversa il primo
bacino, poi il secondo più piccolo e inframmezzato da isole e
prosegue per il terzo bacino chiamatp più propriamente lago di
Pskov. Di qui si entra sulla corrente del fiume Grande (Velikaja) e
lo si risale fino ad un volok che lo separa dalla Dvinà per poi
proseguire come detto sopra.
Da Novgorod invece si attraversava il lago Ilmen' dirigendosi verso
sudovest e si entrava in uno degli immissari, la Lovat' e si risaliva
fino a Holm. Qui c'è il volok che separa questa stazione da Toropez
sulla Dvinà e si prosegue fino a Vitebsk. Di lì sul volok
si passa ad Orscia e si è già sul Dnepr. Questa rotta
è quella che le Cronache Russe intendono quando parlano della
Via dai Variaghi ai Greci.
Gli itinerari appena sopra descritti furono in auge finché Costantinopoli
costituì il maggior mercato compratore delle merci del nord,
ma poi decaddero prima con la conquista della capitale dell'Impero Romano
d'Oriente da parte dei Crociati nel 1204 e poi con le conquiste dei
Tatari (Mongoli) della steppa ucraina.
L'altra rotta per il sud (detta "dei Figli di Sem"
perché diretta verso l'Impero Cazaro ebraico) partiva da Novgorod
e si dirigeva verso il Volga, sempre percorrendo la Lovat' e
deviando prima di Vitebsk lungo il fiume Kasplija che portava a Smolensk
per poi risalire il Dnepr, che qui è ancora un fiume giovane
vicinissimo alle sorgenti, e giungere a Dorogobuzh dove si passa il
volok con l'Ugrà che è già un affluente dell'Oka
che corre verso il Volga, alcuni chilometri più avanti.
Tutta questa rete (e abbiamo tralasciato gli altri possibili itinerari
percorsi in caso di guerre locali o di altre problemi di percorribilità)
deve essere tenuta sempre libera da impedimenti ed è proprio
questo il motivo per cui il mitico knjaz (russo per principe) variago
Oleg scendendo verso Kiev fonda alcune postazioni con i suoi uomini
lungo questi fiumi. Ciò ci dà la prova che, dove ci sono
alcuni nodi "di servizio" lungo gli itinerari, i convogli
si fermano per riposare, per mangiare, per riparare o per agganciarsi
ad altri gruppi prima di proseguire e che questi nodi devono essere
difesi. Da chi e contro chi?
E qui s'innesta il nostro modo di vedere come i Variaghi si dimostrano
essere una vera e propria mafia che io ho chiamato Mafia dell'Acqua
Le bande variaghe infatti non sono venute qui per servire e guadagnare
quel che si può, ma per fare grandi imprese in cui si costruiscono
grandi ricchezze e si ritorna in patria in trionfo. Sono questi gli
ideali per i quali i Variaghi sono in moto e rischiano la loro vita.
A questo punto però i loro ideali si scontrano con gl'interessi
degli slavi, ultimi arrivati qui nel nord, almeno sul lago Ilmen.
A quel che appare dai dati archeologici gli Slavi scambiano derrate
alimentari "conservabili" e che danno buonissime rese alla
cottura contro merci della foresta nordica che però non usano
direttamente, ma rivendono ad altri nel sud. La presenza dei Variaghi
in questo caso perciò risulta un innesto pericoloso.
D'altra parte gli Slavi non sono genti d'arme altrettanto bravi quanto
i Variaghi e dunque occorre trovare un modus vivendi con loro. Dalle
Cronache sappiamo infatti che i Variaghi in un primo tempo avevano imposto
(naturalmente con la forza) un tributo alle genti slave e finniche della
zona del Volhov e che questo regime era diventato talmente esoso (parallelamente
con la crescita della domanda dei mercati del sud) che tutti si erano
ribellati e avevano ricacciato i Variaghi nel loro Baltico!
Non era però avvenuta la stessa cosa a Polozk, ad esempio.
Anzi! Il regime variago locale risulta qui stabile fino ai tempi di
san Vladimiro e cioè fino al tardo X sec. Sembra quasi che qui
ci fossero degli accordi fra le bande che partivano (non molte come
possiamo immaginare) dalla Svezia (magari dalla base di Gotland dove
poi si affermerà la città di Visby) sulle zone da "battere"
e che dunque evitavano la Dvinà di Polozk in quanto già
"occupata" e affinché non si alimentassero rivalità
o eccessi che disturbavano il traffico commerciale. Per questa ragione
doveva esserci un accordo con l'élite slava locale (anche perché
sia i Baltoslavi sia i Finnici erano ancora disorganizzati da questo
verso)
Nella zona fra il lago Ladoga e il lago Ilmen gli slavi probabilmente
erano dominanti insieme coi capetti finnici e quando si accorgono che,
scacciata una banda variaga, ne segue subito un'altra, capiscono che
senza una forza armata per bene non si riesce a governare i vitali traffici
e si decide allora di andare a Gotland, punto di concentramento delle
bande svedesi, per negoziare un qualche accordo con una banda più
forte delle altre. Che venga pure nella zona di Ladoga e prenda le redini
del comando militare come "terzo membro" (e dunque "ricacciabile"
se non funziona) nell'accordo slavo-finnico!
La Banda di Rjurik si presenta dunque non più come sfruttatore,
ma come difensore dagli attacchi esterni delle altre bande variaghe
che eventualmente capitino da queste parti! Questa è la legittimazione
del ruolo e della presenza di Rjurik e dei suoi due fratelli giunti
qui insieme ad una ben nutrita banda di armati. Se vediamo questo gruppo
come contrapposto e nemico delle popolazioni minute del luogo, ecco
che esso appare come una vera e propria organizzazione mafiosa che fa
paventare un nemico dal quale difendersi che alla fine è proprio
l'organizzazione stessa!
Comunque, come abbiamo detto, non sono i soli ad essere presenti come
armati e impositori di tributo lungo queste coste. Abbiamo accennato
a Polozk dove, secondo lo storico del XIX sec. Belaev, c'era già
la banda di un certo variago Kvillan che poi passerà il potere
ad un altro variago a nome Ragnvald (in russo Rogvolod). C'è
anche Turov dove domina il variago Tur (ossia Thor) e, come ci dice
la Vita di santa Olga, persino a Pleskov (oggi Pskov) c'erano
i Variaghi integrati ai locali. Forse è per questa ragione che
uno dei fratelli di Rjurik (Sineus), non potendo entrare in quella città,
si era sistemato lì vicino, a Izborsk.
Il biologo australiano Jared Diamond ha chiamato il sistema di dominio
basato sull'alienazione forzata dei beni altrui da parte di un'élite
armata cleptocrazia mentre noi in Europa la conosciamo oggi sotto il
nome siciliano di mafia. Nel nostro caso dato che le vie d'acqua sono
vitali per la sussistenza di queste bande slavo-variaghe, questo sistema
di potere può ben esser chiamato la Mafia dell'Acqua!
Questo regime dunque si imporrà e si estenderà con Oleg
fino a Kiev e con Svjatoslav fino al Delta del Danubio e fino al Mar
d'Azov, scompigliando il monopolio dei corsi d'acqua del Volga e del
Don (sul Danubio, la sosta sarà breve) tenuto fino ad allora
da altri gruppi di potere e cucendo il tutto in un grande tessuto politico
che va dal Mar Bianco al Mar Nero tenuto insieme con la minaccia delle
armi!
La Mafia dell'Acqua disseminerà le rive dei fiumi russi
con i suoi forti blindati dove conserva le merci "raccolte"
e soprattutto dove detiene in ostaggio i figli dei capi che hanno con
loro rapporti permanenti! Ogni città russa sarà sempre
dominata da questo forte blindato che si allargherà e si abbellirà
e si trasformerà nei vari Cremlini (secondo la mia interpretazione,
per queste ragioni nel nord il Cremlino è chiamato
Detinez o Deposito dei Bambini)!
Come mai i Variaghi come identità culturale svedese scompaiono?
E chi nasce sotto il nome di Rus'?
Secondo noi (e qui siamo disposti solo a dare la nostra risposta alla
prima domanda) le bande hanno una cultura "nazionale" bassa
ed insufficiente. Alla fin fine sono costituite da soli ragazzi scapoli
e incolti che sono parzialmente dei disperati reietti della loro società
d'origine. Accolti in un consesso di gente che invece ha un senso orgoglioso
della propria identità slava che rinnova ad ogni occasione possibile,
assimilati attraverso matrimoni in famiglie nuove non svedesi o comunque
miste, non avendo altro da offrire culturalmente che la loro abilità
a predare
non possono che slavizzarsi!
E che nome darsi poi nella nuova identità di élite al
potere? Uno tutto nuovo, Rus', che magari li identifica meglio
di altri o forse trovato lì per lì o ancora derivato dai
Cazari o altro! Sono certo di non poterlo dire con certezza a quale
denominazione risale la parola Rus' e non voglio entrare in polemiche
oziose su normannismo e antinormannismo!
© 2007 di Aldo C. Marturano
NOTA FINALE
La nostra discussione è basata su varie ricerche di vari autori
che non abbiamo nominato nel testo perché altrimenti sarebbe
stato un campo di battaglia di note e noticine, rimandi e inserzioni,
che avrebbero distratto il lettore dal fil rouge da noi seguito. Nelle
bibliografia seguente perciò chi volesse approfondire troverà
i lavori che abbiamo consultato dove ci sono le analisi filologiche,
storiche e archeologiche che ci hanno aiutato più di altri.
I. Belaev - Istoria Polocka ot drevneiscih vremjon do Ljublinskoi
Unii, Moskvà 1872
J. Brøndsted - I Vichinghi, Torino 1976
W.Froese - Geschichte der Ostsee, Gernsbach 2002
E.S. Galkina - Tainy Russkogo kaganata, Moskvà 2002
C. Goehrke - Russischer Alltag, die Vormoderne, Zurich 2003
D. Ilovaiskii - Stanovlenie Rusi, Moskvà 2003 (ristampa
del 1909)
A. P. Kazhdan - Vizantiiskaja Kul'tura (X-XII vekov), Moskvà
1968
E. Klassen - Drevneiscaja Istorija Slavjan i Slavjano-russkov,
(ristampa del 1861) Moskvà 2005
D.S. Lihacjov - Russkie letopisi (XI-XVI vekov), Moskvà
fino al 2006
V. Orlov - Tainy Polockogo Istorii, Minsk 1995
E. Pcelov - Rjurikovici, Istoria Dinastii, Moskvà 2003
R. Picchio - La Letteratura Russa Antica, Milano 1993
B. A. Rybakov - Kievskaja Rus' i Russkie Knjazhestva, Moskvà
1993
G. Schramm - Altrusslands Anfang, Freiburg in Breisgau 2002
Approfondimenti:
-Medievo
Russo a cura di Aldo C. Marturano