Avellino, 23 su 40 bufali si gettano in uno strapiombo, spaventati da cosa?
II 31 maggio 1997, nei pressi di Avella, paese in provincia di Avellino, sotto gli occhi esterrefatti di Tommaso Maio, 23 dei suoi 40 bufali si gettarono in uno strapiombo di circa 100 metri presso la località Capo di Ciesco.
L'indagine è stata svolta dall'inquirente CUN, Federico
Mauro. Secondo la testimonianza dello stesso Maio, i bufali erano tranquilli
e percorrevano la loro solita area di pascolo quando, dopo essersi suddivisi
in due gruppi, iniziarono a correre come impazziti, dirigendosi verso
la scarpata. Immediatamente Maio avvisò le autorità, la
Proteg, una società napoletana specializzata in tecniche di termodistruzione,
ed il veterinario locale. Alle ore 20:00 cominciò il primo recupero
delle carcasse che vennero subito incenerite, come disposto dalla legge.
In riferimento a tale caso, sono state formulate diverse ipotesi:
1 - il capo branco perde l'orientamento, finisce nel burrone
e viene seguito dagli altri; è pur vero, comunque, che i bufali
non hanno un quoziente intellettivo troppo elevato e possiedono una
scarsa visibilità, ma il fenomeno, unico nel suo genere, non
si era mai verificato in precedenza;
2- gli insetti. In quel periodo particolarmente caldo il gran
numero di insetti arreca fastidio agli animali e si può dunque
pensare ad un eccesso di rabbia e ad un tentativo di liberarsene. Questa
è d'altronde l'ipotesi ritenuta meno probabile, considerando
che è una situazione che si ripete ogni primavera/estate;
3- un attacco di lupi. L'ipotesi fatta dall'allevatore, che un
eventuale branco di lupi abbia spaventato il bestiame, sarebbe stata
confutata dallo stesso veterinario, il quale ha precisato che l'episodio
si è verificato verso le 7:30, un orario in cui i lupi non sono
soliti cacciare;
4- una variante di tipo psico-patologico della sindrome conosciuta
come "Mucca-pazza", priva comunque di un fondamento medico
scientifico;
5- una messa in scena montata dallo stesso allevatore a scopo
di lucro. Ipotesi scartabile a priori, dato che il signor Maio non aveva
assicurato gli animali e il danno arrecatogli supera i 50 milioni di
lire.
L'unica ipotesi plausibile è la numero tre.
I bufali sono stati spaventati da qualcosa, ma non da un branco di lupi.
Degli animali non si suicidano in massa, a meno che un burrone non sia l'unica via di scampo per salvarsi da un pericolo mortale. Ma se non erano lupi, di cosa poteva trattarsi? Successivamente all'episodio, il dottor Antonio Limone, veterinario dell'ASL 12 di Avellino, che si era occupato del caso, si reca da un pastore avente abitazione adiacente al Maio. Questi mostra al veterinario il corpo di una pecora uccisa in un corso d'acqua. L'animale presenta un morso piuttosto profondo all'altezza della gola. Impossibile procedere ad un'attenta ricognizione necroscopica, in quanto l'animale si trovava nel fiume da alcuni giorni e quindi già in avanzato stato di decomposizione. II dottor Limone ha ipotizzato che il morso inferto potrebbe essere stato quello di un cane o un lupo, ma di questo non è certo. "Mancano troppi elementi" ha dichiarato. È ipotizzabile che un'entità anomala abbia spaventato i bufali o li abbia portati a trovare la morte nell'unica via di scampo che essi avevano, cioè lo strapiombo. Considerando il comportamento inspiegabile del branco e il ritrovamento della pecora morta nei paraggi, non è da escludersi che nei pressi di Avellino, come a Caserta, si aggiri un'entità il cui modus operandi, anche se mancano prove analitiche e concrete per formulare ipotesi esplicative valide, sia simile a quello del Chupacabras. Le nostre indagini si sono dovute interrompere a causa del sequestro della zona degli eventi da parte di non meglio identificate autorità militari. La zona è stata transennata e recintata e, raccontano alcuni contadini della zona, controllata da personale militare.
Fonte:hwh22.it