Apollonio di Tiana e il vampiro
Vogliamo parlare di un ordine di fenomeni che, nell'antichità così come oggi, sono sempre stati considerati fra i più controversi e, se si vuole, anche i più raccapriccianti: la credenza che i morti ritornino dal loro regno per far del male ai viventi, per nuocere loro non solo spiritualmente, ma anche fisicamente; in particolare, per strappar loro l'elemento che è il simbolo stesso della vita: il sangue. Che i morti siano assetati di sangue è credenza antichissima nelle civiltà mediterranee.
Omero ci descrive, in una pagina impressionante dell'Odissea, il sinistro richiamo esercitato dal sangue sulle ombre dei morti:
"Poi che con voti e con suppliche ebbi pregato le turbe
dei morti, afferrate le bestie, lì le sgozzai
sopra la fossa: fumido il bruno sangue scorreva;
esse accorrevano a frotte dall'Erebo l'ombre dei morti.
Giovani donne, ragazzi, vecchi che molto soffrirono,
e tenere fanciulle con l'animo nuovo al dolore;
molti poi da lance di bronzea punta trafitti,
uomini uccisi in battaglia con l'armi ancor lorde di sangue:
alla fossa accorrevano a frotte da tutte le parti
con alte grida: e io fui preso da pallido orrore."(41)
Esistono molti testi sul vampirismo, antico e moderno, che trattano
l'argomento in termini generali; tra la massa sterminata di essi ne
ricordiamo almeno uno, italiano, che è un classico nel suo genere:
La stirpe di Dracula del noto studioso Massimo Introvigne. (42)
Per quanto riguarda la nostra indagine, notiamo che il concetto di vampiro,
in senso stretto, si afferma nell'Europa del Settecento dopo i casi
segnalati in alcuni villaggi ungheresi, in Moravia e in Serbia, fra
il 1693 e il 1725: fatti attestati anche da testimoni qualificati, come
medici militari; e particolarmente raccapriccianti (morti sospette e
apparentemente inspiegabili; apparizioni di defunti; cadaveri riesumati
e trovati ben conservati in modo anormale, con la bocca piena di sangue;
trafittura degli stessi con appositi paletti). Esso si afferma definitivamente
presso il vasto pubblico con la pubblicazione del romanzo Dracula, il
vampiro dello scrittore irlandese Bram Stoker (1847-1912), nel 1897,
che ebbe un successo durevole e impressionante. Ma per gli antichi il
concetto di "vampiro" era più ampio e sfumato. I Greci,
ad esempio, con il termine èmpusa indicavano una sorta di spettro,
generalmente di sesso femminile, che circuiva i viventi per poi divorarli:
non era quindi un morto che si ridesta, ma un fantasma in grado di esercitare
le funzioni di un vivo allo scopo di uccidere le sue vittime. I latini,
come Orazio e Apuleio, preferiscono il termine lamia, -ae, che però
indica anche una strega particolarmente malvagia e potente: risulta
difficile, comunque, separare i due significati. (43)
Ed eccoci al racconto di Filostrato, così come viene narrato
nel quarto libro della Vita di Apollonio di Tiana:
"Tra i discepoli di Demetrio di Corinto v'era Menippo di Licia,
giovine di venticinque anni, eletto di spirito e bellissimo di forme,
simile a un atleta per bellezza e portamento. Si credeva che Menippo
fosse amato da una donna straniera,e questa donna era detta bellissima
e stravagante, oltre che molto ricca: ma non era nessuna di queste cose,
se non pura apparenza.
"Un giorno che Menippo camminava da solo lungo la strada che reca
a Cenchrae, un fantasma d'aspetto femminile gli era apparso, gli aveva
stretto la mano e gli aveva detto d'amarlo da molto tempo. Aveva aggiunto
d'essere fenicia, e di vivere in un sobborgo di Corinto. Dicendogli
il nome del sobborgo, aveva aggiunto: Vieni a trovarmi questo pomeriggio
e mi ascolterai cantare.Ti offrirò da bere un vino quale non
hai mai gustato. Non avrai rivali sulla tua strada, e vivremo insieme
felici: io che sono bella, e tu che lo sei quanto me. Il giovane si
lasciò lusingare da queste parole perchè, pur avendo abbracciato
la filosofia, purtuttavia era dominato da Eros.
"Andò quel pomeriggio alla casa indicata, e per molto tempo
frequentò la donna come amante, senza mai dubitare che non donna
fosse, ma uno spirito immondo. Un giorno, Apollonio prese a scrutare
Menippo misurandolo con lo sguardo come fa uno scultore, e dopo averlo
studiato a lungo, gli disse:Sai tu, che sei bello e desiderato dalle
donne più belle, che abbracci una serpe, ed è una serpe
che ti abbraccia?
Menippo rimase attonito, e Apollonio seguitò: "Tu hai una
donna che non è tua moglie: ma pensi forse che lei ti ami?
"Certamente!, rispose il giovine. Lei si comporta con me come fa
una donna che ama.
"Intendi sposarla?
"Sì: è fonte di gioia sposare una donna che ama.
"Apollonio replicò: Quando celebrerai le nozze?
"Presto, rispose il giovane, forse domani stesso.
"Apollonio attese il giorno della festa nuziale e, quando i convitati
furono giuinti, entrò anch'egli nella sala.
"Dov'è la bella per la quale siamo venuti?, chiese.
"Qui, disse Menippo alzandosi e arrossendo in volto.
"E di chi sono l'oro, l'argento e tutti gli ornamenti di questa
sala?
"Di mia moglie, rispose il giovane, io non possiedo che questo,
e mostrò il suo mantello.
"Apollonio, rivolgendosi allora a tutti, chiese: Conoscete il giardino
di Tantalo, che a un tempo esiste e non esiste?
"Sì, risposero gli ospiti, lo abbiamo letto in Omero, perché
non siamo mai scesi nell'Ade.
"Lasciatemi dire, allora, proseguì Apollonio, che queste
decorazioni sono simili a esso:sono soltanto l'apparenza insostanziale
di una sostanza.Perché possiate comprendere meglio, sappiate
che la seducente fidanzata è un Vampiro, una di quelle Empuse
che il popolo chiama Lamie o Mormolyce. Anche i Vampiri sono attratti
dal sesso: ma ancor più amano il sangue e la carne umana, e usano
il sesso per intrappolare coloro che vogliono divorare.
"La donna allora gridò: Taci e vattene via!, e si mostrò
indignata per quelle insinuazioni, scagliandosi contro il filosofo e
chiamandolo insensato. Ma, all'improvviso, le coppe che sembravano d'oro
e i vasi che sembravano d'argento svanirono tutti; scomparvero anche,
dopo il discorso di Apollonio, tutti i coppieri, i cuochi e i servi.
"Allora lo spirito immondo finse di piangere, supplicando di far
cessare i tormenti che l'avrebbero costretto a rivelare la sua vera
natura. Ma Apollonio insistè finchè quello non confessò
di essere un Vampiro che aveva invischiato Menippo coi piaceri del sesso
per poterne poi divorare il corpo. Infatti, per nutrirsi, lei sceglieva
sempre i giovani belli e forti, perché hanno il sangue assai
fresco. (44)
Certo, racconti del genere non sono esclusivi dell'antichità
greco-romana né della sola area mediterranea. Il famoso colonnello
britannico Percy Fawcett, grande conoscitore del Sud America e ricercatore
del mitico El Dorado, che intorno al 1925 scomparve nella giungla amazzonica
senza più lasciare tracce, aveva raccolto dagli indios numerose
storie riguardo ai duendes, gli spettri dei defunti che perseguitano
a morte le loro vittime. Val la pena, per un confronto con la storia
di Apollonio, riportare uno di tali racconti.
"L'episodio più strano da lui riferito [ cioè da
Fawcett ] è successo in Bolivia, al posto di ristoro governativo
di Yani dove, negli ultimi anni del secolo scorso [ cioè, si
badi, dell'Ottocento ] fu trovato un enorme giacimento d'oro. Quella
storia è strana. Due ufficiali boliviani di ritorno dal Beni,
scesero giù a Yani fermandosi ad un tambo per passarvi la notte;
vedendo una ragazza bellissima sulla soglia di una casa accanto al tambo,
giocarono a testa e croce, con una moneta, a chi spettasse corteggiarla;
l'ufficiale che perdette pernottò nella casa del corregidor,
il capo del villaggio, l'altro se ne andò. Non fece più
ritorno e la sua testa mozza fu rinvenuta sul pavimento di una casa
diroccata, la stessa ove l'ufficiale superstite aveva scorto - e lo
giurò - la magnifica ragazza. Quella casa, spiegò il corregidor,
non era abitata da chissà quanto tempo e la ragazza era un duende,
un fantasma che non si faceva scorgere dagli indigeni, ma soltanto dai
forestieri. (45)
Un antropologo di tendenza strutturalista e comparativista non avrebbe
difficoltà a vedere, nella diffusione universale di tali racconti,
la prova - per così dire - della loro origine puramente leggendaria;
per quanto, a ben guardare, il ragionamento potrebbe essere facilmente
rovesciato: proprio la diffusione universale di certi racconti potrebbe
deporre a favore della loro autenticità, cioè dall'esperienza
concreta di essi. Se poi la credenza soggettiva in fatti che sono, al
momento, privi di spiegazione scientifica, debba coincidere anche con
una verità oggettiva, questo - lo abbiamo già osservato
- è un altro discorso (che peraltro, lo notiamo di sfuggita,
non può prescindere da ciò che si intende, filosoficamente
parlando, per i due concetti di "verità" e di
"oggettività", concetti estremamente impegnativi
e dal significato tutt'altro che univoco).A ciò si aggiunga che
anche un evento non "vero" oggettivamente può benissimo
produrre degli effetti reali e "oggettivi": ad esempio, tra
il 1600 e il 1800 i Maori abbandonarono progressivamente le proprie
sedi nella regione di Tautuku, in Nuova Zelanda, anche per il terrore
provocato dal Maeroero,
creatura selvaggia simile allo Yeti che
si diceva rapisse i bambini e le giovani donne. (46)
Concludendo. Nel mondo antico era diffusa la credenza negli animali
mostruosi, nei fantasmi,
nei vampiri. Tale credenza coinvolgeva anche le classi istruite, gli
scrittori, i filosofi, insomma gl'intellettuali di professione (naturalmente,
non tutti; molti erano scettici). Essa poggiava non solo su vaghi racconti
d'impronta mitico-leggendaria o su tradizioni letterarie e poetiche,
ma anche su episodi specifici storicamente contestualizzati, attribuiti
a testimoni attendibili o riferiti da personaggi di provata serietà.
Il soprannaturale da un lato, e le arti magiche dall'altro costituivano
punti di riferimento quasi universalmente accettati: si pensi, per fare
solo un esempio, al racconto sull' arrivo dei Libri Sibillini a Roma;
oppure, uscendo dall'ambito greco-romano, ai libri mosaici dell'Antico
Testamento, pieni di prodigi, miracoli e rivelazioni. Né si deve
concluderne che gli antichi fossero, nel complesso, più creduli
di quanto lo siano i cosiddetti moderni, ossia di quanto lo siamo noi
(che saremo antichi per le generazioni a venire): checchè ne
pensasse il Leopardi del Saggio sopra gli errori popolari degli antichi,
non abbiamo alcun argomento incontrovertibile per affermare una cosa
del genere. Fra gli antichi, proprio come fra i nostri contemporanei,
occorre in primo luogo distinguere fra credulità e, ciò
che è ben altra cosa, disponibilità a confrontarsi con
fatti che sembrano contraddire il paradigma scientifico del momento;
in secondo luogo, fra una massa di persone intellettualmente succube
della maggioranza (tra le quali vanno annoverate anche non poche appartenenti
alla cultura scientifica dominante, e non solo il cosiddetto popolino)
e coloro che, invece, pur dotati di senso critico e di una buona cultura
complessiva, anche - ma non solo - di tipo scientifico, posseggono equilibrio,
prudenza ma anche la cacacità di confrontarsi con i fatti "scomodi"
dal punto di vista della loro spiegazione razionale.
In ogni caso, non è questa la sede per discutere a fondo la natura
dei fatti misteriosi che abbiamo riportato dalle fonti greco-romane.
A noi basta aver sollevato il velo su un aspetto poco studiato del mondo
antico, auspicando verso di esso una maggiore attenzione da parte degli
storici, ma anche degli antropologi, dei parapsicologi, dei filosofi.
Tenendo sempre bene a mente quella saggia riflessione di Shakespeare
(Amleto, Atto I, Scena V): "Vi sono più cose in cielo e
in terra, Orazio, di quante se ne sognano in tutta la vostra filosofia."
Articolo di FRANCESCO LAMENDOLA
NOTE
1) OMERO, Odissea, XI, 34-44.
2) MASSIMO INTROVIGNE, La stirpe di Dracula. Indagine sul vampirismo
dall'antichità ai nostri giorni, Milano, A. Mondadori, 1997.
Si consulti anche, sull'episodio di Apollonio di Tiana, MONTAGUE SUMMERS,
The Vampire in Europe, Londra, Kegan Paul, Trench, Trubner & Co.,
1929, pp. 3-7.
3) Cfr. CASTIGLIONI-MARIOTTI, Op. cit. Si noti che in Tertulliano,
autore del II sec. d.C. e per di più cristiano, il termine ha
già assunto una valenza totalmente inattendibile, al punto che
egli parla di lamiae turres per indicare le favolette narrate dalle
balie: vedi E. e R. BIANCHI-O.LELLI, Op. cit., p. 920.
4) Da FILOSTRATO, Vita di Apollonio di Tiana, IV: trad. in GIANNI
PILO-SEBASTIANO FUSCO (a cura di), Storie di vampiri, Roma, Newton &
Compton, 2003, pp. 971-72. Un'opera fondamentale per comprendere questo
tipo di fatti soprannaturali nel mondo antico è Arcana Mundi,
a cura di Georg Luck (2 voll., 1997 e 1999), della Fondazione Lorenzo
Valla. Il primo vol. tratta Magia, miracoli e demonologia, il secondo
Divinazione, astrologia, alchimia.
5) Riportato da FRANCO RHO, Perù e fantasmi, Novara, De
Agostini, 1964, pp. 47-48.
6) P.TURNER-J:WILLIAMS-N.KELLER-T.WHEELER, Nuova Zelanda, tr.
it. Torino, E. D. T.,
1999, pp. 730-31. La zona di Tautuku si trova nei Catlins, una remota
regione boscosa dell'Isola Meridionale.