Koala: uno, nessuno o centomila?
di Giuseppe Di Napoli

Presenti nelle campagne pubblicitarie degli enti turistici australiani
in tutto il mondo e sull'etichetta di svariati prodotti commerciali,
i koala sono diventati l'emblema del continente oceanico. Nel loro
paese d'origine, però, questi simpatici marsupiali, stanno
vivendo un momento alquanto problematico: la loro sopravvivenza, infatti,
è messa in pericolo, in alcune zone del paese, dalla riduzione
demografica, mentre in altre, il rischio deriva da un preoccupante sovrappopolamento.
Piuttosto vasto, l'habitat del koala si estende lungo il litorale
orientale dell'Australia, dallo stato subtropicale del Queensland, attraverso
il Nuovo Galles del Sud, giù nel Victoria e attraverso la parte
meridionale del Continente. All'interno di questo areale, a causa
dello sviluppo urbano e dell'abbattimento delle foreste di eucalipto,
che rappresentano l'esclusiva fonte di cibo per questi animaletti
dalla dieta vegetariana, zone come Port Macquarie (che si estende a
circa trecento chilometri da Sydney), che in passato hanno ospitato
i più importanti insediamenti di koala, oggi contano soltanto
poche centinaia di esemplari.
Nel meridione del Nuovo Galles, il koala è considerato una specie vulnerabile, e una forte riduzione demografica è stata registrata nel Victoria e nel Sud dell'Australia, anche se una serie di programmi di ripopolamento ha attualmente reintegrato le colonie. Secondo l'Indipendent Australian Koala Foundation, di questa specie, che in passato si contava in milioni di esemplari, oggi, dopo la caccia spietata, che dagli anni Venti ha decimato questi animali dall'apprezzata pelliccia, sarebbero rimasti meno di 100 mila individui. Inoltre, nel maggio 2000, questi marsupiali sono stati inseriti a Washington, nella lista americana degli animali da proteggere, in quanto gravemente minacciati dal rischio d'estinzione.

In alcune zone del Sud dell'Australia, invece, si è rilevato
il fenomeno contrario: a Kangaroo Island, per esempio, il numero
di animali presenti ha raggiunto un valore compreso fra i 18 e i 30
mila soggetti, creando così una forte competizione per il cibo,
che risulta troppo scarso per la popolazione esistente, spingendo, così,
le autorità competenti a intraprendere una campagna di sterilizzazione
degli animali viventi sull'isola. Alla mancanza di alimenti si
aggiunge il flagello degli incendi, che frequentemente si abbatte sul
territorio australiano. Qui l'attività di soccorso viene
praticata da volontari della zona che, come nel caso di Port Maquarie,
spesso organizzano degli ospedali di fortuna. Soltanto in questo modo
si riesce ad arginare la riduzione sempre più spinta di questa
specie, che ogni giorno, perde esemplari, vittime, l'altro, di
cani e automobili.
Fonte: magazine.enel.it