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Il santo Graal nella tradizione medioevale.

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Il santo Graal nella tradizione medioevale.

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Il termine graal designa in francese antico una coppa o un piatto e probabilmente deriva dal latino medievale gradalis, con il significato di ‘vaso’. In particolare secondo la tradizione medievale il Graal è la coppa contenente il sangue di Gesù Cristo utilizzata nell’Ultima Cena.

Proprio per aver raccolto il sangue di Gesù, tale oggetto sarebbe dotato di misteriosi poteri mistico-magici. In altre culture si identifica il medesimo oggetto con lo stesso nome. Per esempio il Graal è associato al calderone dei Dagda, un antico talismano della civiltà celtica.

Lo sviluppo della leggenda del Graal è stato tracciato in dettaglio dagli storici culturali: sarebbe una leggenda orale gotica, derivata forse da alcuni racconti folcloristici precristiani e trascritta in forma di romanzo tra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII secolo. Gli antichi racconti sul Graal sarebbero stati imperniati sulla figura di Percival e si sarebbero poi intrecciati con il ciclo arturiano.

I romanzi del Graal furono originariamente scritti in francese e successivamente tradotti nelle altre lingue europee, senza l’aggiunta di nuovi elementi.

Fu solo dopo che il ciclo dei romanzi del Graal si fu costituito che il Graal venne identificato con la coppa dell’ultima cena di Gesù Cristo, collegando l’etimologia dei termini francesi san greal (“Santo Graal”) e sang real (“sangue reale”).

Origini

Antichità:

Le origini del Graal possono essere ricondotte ad antiche saghe celtiche intorno ad un eroe viaggiatore che si ritrova in un “altro mondo”, su un piano magico parallelo al nostro. In questi racconti il Graal era semplicemente un piatto o coppa, come l’inesauribile cornucopia greco-romana, presentato per significare la natura mistica dell’altro mondo.

Il santo Graal nella tradizione medioevale

La leggenda del Santo Graal come Calice dell’Ultima Cena

Secondo il racconto dei Vangeli sinottici (Matteo 26,26-29; Marco 14,22-25; Luca 22,15-20), durante l’Ultima Cena Gesù prese il pane, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse:

Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi.

Poi prese il calice, rese grazie, lo diede ai suoi discepoli e disse:

Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza versato per tutti in remissione dei peccati.

Il giorno dopo, Venerdì di Passione, Gesù fu crocifisso. Quando venne deposto dalla croce uno dei suoi discepoli, Giuseppe d’Arimatea, lo avvolse in un lenzuolo e lo portò nella tomba di famiglia che si era da poco fatta costruire lì vicino.

Mentre il corpo di Gesù veniva lavato e preparato per essere sepolto, alcune gocce di sangue uscirono dalla ferita infertagli dal centurione. 

Giuseppe la raccolse nella stesse coppa che era servita per la consacrazione dell’Ultima Cena. Giuseppe lasciò la Palestina e si rifugiò in Britannia con il Santo Graal, dove rimase per cinque secoli, affidato ai sacerdoti della chiesa Aquae Sulis.

Nel VI secolo a causa dell’avanzata di eserciti pagani si volle portarlo in un luogo più sicuro. Quindi un sacerdote si incaricò di portarlo a Roma dal Papa. Ma quando arrivò all’Isola Comacina, a causa dell’invasione dei Longobardi fu costretto a fermarsi.

Al Santo Graal venne dato il merito della resistenza riuscita contro i Longobardi, e venne costruita una chiesa (sull’isola) in suo onore. Con la vittoria dei Longobardi si cercò quindi di portare in salvo il Santo Graal, nascondendolo in un posto sperduto in Val Codera, da dove si sono perse le sue tracce.

Il Graal ed il re Pescatore

Il racconto del Re Pescatore riguarda un re zoppo la cui ferita alla gamba rende la terra sterile. L’eroe (Gawain, Percival, o Galahad) incontra il re pescatore ed è invitato ad una festa al castello.

Il Graal è ancora presentato come un vassoio di abbondanza ma è anche parte di una serie di reliquie mistiche, che includono anche una lancia che stilla sangue (da alcuni interpretata come la Lancia di Longino) ed una spada spezzata.

Lo scopo delle reliquie è di incitare l’eroe a porre domande circa la loro natura e quindi rompere l’incantesimo del re infermo e della terra infruttuosa, ma l’eroe invariabilmente fallisce nell’impresa.

Il santo Graal nella tradizione medioevale.

Il Graal e la leggenda arturiana

La storia del Re pescatore ed il Graal fu più tardi incorporata nel ciclo arturiano. In principio il racconto del re pescatore fu un episodio inserito prima dell’arrivo di Percival a Camelot, per poi evolvere in una esplicita ricerca del Graal da parte dei dodici cavalieri della Tavola Rotonda.

Il Canone del Graal

Il Graal appare per la prima volta sotto forma letteraria nel Perceval ou le conte du Graal di Chrétien de Troyes (XII secolo).

Dopo il Parzival of Wolfram von Eschenbach, per il quale il Graal è una pietra magica, fu Robert de Boron, nel suo Joseph d’Arimathie composto tra il 1170 ed il 1212, che aggiunse il dettaglio che il Graal sarebbe la coppa usata nell’Ultima Cena, nella quale Giuseppe di Arimatea avrebbe poi raccolto le gocce di sangue del Cristo sulla croce, come raccontato da alcuni apocrifi come le Gesta Pilati o lo Pseudo-Vangelo di Nicodemo.

Giuseppe avrebbe poi portato la coppa nelle Isole britanniche e lì fondato la prima chiesa cristiana. La cristianizzazione della leggenda del Graal è proseguita dalla Queste del Saint-Graal, romanzo anonimo scritto verso il 1220, probabilmente da un monaco, che fa del Graal la Grazia divina.

I cavalieri alla ricerca del Graal.

Vari… cavalieri intrapresero la ricerca del Graal in racconti annessi al ciclo arturiano.

Alcuni di questi racconti presentano cavalieri che ebbero successo, come Percival o Galahad; altri raccontano di cavalieri che fallirono nell’impresa per la loro impurità, come Lancillotto. Nell’opera di Wolfram, il Graal fu messo in salvo nel castello di Munsalvaesche (mons salvationis) o Montsalvat, affidato a Titurel, il primo re del Graal.

Alcuni hanno identificato il castello con il santuario di Montserrat in Catalogna.

La leggenda del Graal è riportata anche in racconti popolari gallesi, dei quali il Mabinogion è il più vecchio dei manoscritti sopravvissuti (XIII secolo). Esiste anche un poema inglese Sir Percyvelle del XV secolo. In seguito le leggende di re Artù e del Graal furono collegate nel XV secolo da Thomas Malory nel Le Morte d’Arthur (anche chiamato Le Morte Darthur) che diede al corpus della leggenda la sua forma classica.

Il santo Graal nella tradizione medioevale.

I luoghi del Graal

Già nel Medioevo esistono testimonianze relative al luogo dove sarebbe conservato il Graal. Le più importanti sono:

La fonte più antica sulla coppa dell’Ultima Cena parla di un calice argenteo a due manici che era rinchiuso in un reliquiario di una cappella vicino Gerusalemme tra la basilica del Golgotha e il Martirio.

Questo Graal appare solamente nel racconto di Arculfo, un pellegrino anglo-sassone del VII secolo, che l’avrebbe visto ed anche toccato. Questa è la sola testimonianza che il calice fosse conservato in Terra Santa.
Un’altra fonte della fine del XIII secolo parla di una copia del Graal a Costantinopoli.

La testimonianza si trova nel romanzo tedesco del XIII secolo Titurel il giovane. Questo Graal sarebbe stato trafugato dalla chiesa del Boucoleon durante la quarta crociata e portata da Constantinopoli a Troyes da Garnier de Trainel, decimo vescovo di Troyes, nel 1204. Viene ricordato lì ancora nel 1610, ma sarebbe scomparso durante la Rivoluzione francese.

I calici creduti il santo Graal

Dei due calici sopravvissuti fino ad oggi e creduti essere il Graal, uno si trova a Genova, nella cattedrale di san Lorenzo. La coppa esagonale genovese è conosciuta come il sacro catino.

Il calice è di vetro egiziano verde e la tradizione vuole che sia stata intagliata in uno smeraldo. Fu portata a Parigi dopo la conquista napoleonica dell’Italia e tornò rotta. La sua origine è incerta; secondo Guglielmo di Tiro, che scrive verso il 1170, fu trovato nella moschea a Cesarea nel 1101.

Secondo un’altra versione di una cronaca spagnola fu trovato quando Alfonso VII di Castiglia prese Almeria ai Mori nel 1147 con l’aiuto genovese; questi in cambio avrebbero voluto solo questo oggetto dal saccheggio di Almeria.

L’identificazione del sacro catino con il Graal non è comunque tarda, dato che si trova nella cronaca di Genova scritta da Jacopo da Varagine, alla fine del XIII secolo.
L’altro calice identificato col Graal è il santo cáliz, una coppa di agata nella cattedrale di Valencia.

Essa è posta su un supporto medievale e la base è formata da una coppa rovesciata di calcedonio. Sopra c’è una iscrizione araba. Il primo riferimento certo al calice spagnolo è del 1399, quando fu dato dal monastero di San Juan de la Peña al re Martino I di Aragona in cambio di una coppa d’oro.

Secondo la leggenda il calice di Valencia sarebbe stato portato a Roma da San Pietro.

Le ipotesi su dove si trova il santo Graal.

In tempi moderni vi è stata una fiorente speculazione sul luogo dove potrebbe essere custodito il Graal e sono state fatte varie ipotesi:

  • Castel del Monte
  • Castello di Gisors: dove lo avrebbero portato i Cavalieri templari
  • Takht-I-Sulaiman: uno dei principali centri del culto zoroastriano
  • Cattedrale di Bari, sul cui portale si trova un’immagine di Re Artù
  • Cappella di Rosslyn in Scozia
  • Glastonbury, dove sarebbe stato portato da Giuseppe di Arimatea
    Oak Island negli Stati Uniti
  • Castello di Montsegur, dove lo avrebbero custodito i Catari
  • Chiesa di Rennes-le-Château in Francia
  • Disperso in val Codera (Lombardia)
  • Sepolto in un profondo pozzo nei dintorni di Aquileia il Puteum aureo
  • Chiesa della Gran Madre di Torino


    Interpretazioni moderne

Una delle teorie recenti che ha fatto scalpore è quella avanzata da Baigent, Leigh e Lincoln, nel loro The Holy Blood and the Holy Grail (Il mistero del Graal, 1982). Gli scrittori hanno avanzato l’ipotesi che in realtà il Graal non sia un oggetto ma la linea di sangue della stirpe dei discendenti di Gesù Cristo.

Partendo dalla similitudine etimologica di San Graal e di sang real, asseriscono che Gesù avrebbe sposato Maria Maddalena, e con lei avrebbe avuto dei figli, i cui discendenti sarebbero la dinastia dei Merovingi.

Questa tesi è stata posta dallo scrittore americano Dan Brown alla base del suo romanzo best seller Il codice da Vinci, molto criticato per le sue incongruenze storiche.

Il santo Graal nella tradizione medioevale.

Il Graal nella letteratura e nel cinema:

  • Parsifal, opera di Richard Wagner, 1882
  • Monty Python e il Sacro Graal (Monty Python and the Holy Grail), film del 1975
  • Excalibur, film di John Boorman del 1981
  • Indiana Jones e l’ultima crociata (Indiana Jones and the Last Crusade), film di Steven Spielberg, 1989
  • Il codice da Vinci (The Da Vinci Code), romanzo di Dan Brown, 2003, che sostiene l’ipotesi di Baigent, Leigh e Lincoln

Fonti:

  • Walter – Poirion (ed.), Le Livre du Graal.
  • Tome I, Joseph d’Arimathie – Merlin – Les Premiers Faits du roi Arthur, Paris 2001 ISBN 2070113426
  • Chrétien de Troyes, Le Conte de Graal or Perceval, Cambridge, N.J., 1982
  • Wolfram von Eschenbach, “Parzival”, Stuttgart 1999 ISBN 3150074517

Bibliografia:

  • Baigent – Leigh – Lincoln, Il Santo Graal, Milano 1994 ISBN 8804386096
  • Ferrari – Zatterini (ed.), Atlante del Graal, Milano 1997 ISBN 8880730339
  • Norma L. Goodrich, Il Santo Graal, Milano 1996 ISBN 8818880489
  • Graham Hancock, Il mistero del Sacro Graal, Casale Monferrato 1999 ISBN 8838443572
  • Graham Phillips, La ricerca del Santo Graal, Milano 1998 ISBN 8878248908
  • Andrew Sinclair, L’avventura del Graal, Milano 1997 ISBN 880443046X
  • AA.VV., Il Graal, i testi che hanno fondato la leggenda, Milano 2005 ISBN 8804538198

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